L’ultima di Renzi: Italicum solo alla Camera

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Nella rocambolesca corsa alla definizione di una nuova legge elettorale, è difficile distinguere i potenziali vincitori dagli altrettanti potenziali sconfitti. Il caos è massimo sotto il cielo di Roma dove il sudoku Italicum continua a tenere banco. Con alcune eclatanti novità, come la proposta avanzata dal democratico Alfredo D’Attorre di limitare la validità della nuova legge elettorale alla sola Camera dei deputati.

E il Senato? In caso di imminenti elezioni, si ricorrerà al cosiddetto Consultellum ovvero alla legge elettorale disegnata dalla Consulta all’indomani della bocciatura del per nulla compianto Porcellum. L’emendamento D’Attorre è stato avvallato dai più, seppur con qualche tensione. A storcere il naso è stato, ad esempio, il partito di Silvio Berlusconi che, a conclusione di un vertice ristretto con l’immancabile Denis Verdini e i due capigruppo Brunetta e Romani, ha però deciso di concedere (generosamente) il proprio “disco verde”.

“Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati”, ha dichiarato ieri il Cavaliere. Che ha però aggiunto: “Come ulteriore atto di collaborazione, manifestiamo la nostra disponibilità a una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei Deputati”.

Di tutt’altro tenore il commento del Nuovo centrodestra, che al disappunto di Berlusconi ha contrapposto un convinto sostegno al governo. Dobbiamo superare il Senato quindi legge elettorale solo per la Camera – ha festeggiato ieri su twitter Angelino Alfano – Noi non siamo delusi da Renzi. Patti chiari, riforme certe”.

Dal canto suo, il presidente del Consiglio, che ieri era in trasferta in Tunisia, ha tradito (come sempre) grande sicumera: “Vediamo se venerdì ci sarà la legge elettorale – ha detto Renzi – Spero che il Parlamento non faccia ulteriori dilazioni e che dopo vent’anni si chiuda la pagina delle riforme istituzionali e costituzionali”. E alle polemiche di chi considera per lo meno “bislacca” la possibilità di proporre due leggi elettorali diverse nei due rami del Parlamento: “Il fatto che il Senato abbia o no una legge elettorale è secondario – ha replicato il premier – perché non si voterà più per eleggere i senatori. I cittadini devono sapere che non si voterà più per il Senato, ma solo per la Camera”.

Tutti d’accordo dunque? Non proprio. A manifestare il suo disappunto per l’emendamento D’Attorre è stato il “dissidente” del Pd, Pippo Civati“Ma si è mai visto un sistema politico bicamerale con due leggi diverse per ognuna delle due Camere? – ha chiesto l’ex candidato alla segreteria – Mi appello a Napolitano per sapere se va tutto bene”. Di più: “L’Italicum non interviene su rappresentanza e governabilità – ha rincarato Civati – Non è né un superamento né una riflessione su ciò che la Consulta ha detto. Un pasticcio totale, hanno fatto il contrario di quanto necessario”. Giudizio sostanzialmente condiviso dal collega di partito Francesco Boccia che, da “lettiano doc”, guarda con malcelato fastidio ai “movimenti” del neo presidente del Consiglio.

E a non gradire la novità introdotta dall’emendamento D’Attorre è stata anche Scelta Civica che ha chiesto a Matteo Renzi di convocare un incontro di maggioranza per sondare i margini di negoziazione sul nuovo patto stretto con Silvio Berlusconi.