Il Caffè, il relativismo sul consumo e l’Italia al sesto posto in Europa

A chi non piace svegliarsi al mattino e sentire l’inebriante odore del caffè in casa?

Nel Bel Paese, una grande maggioranza (neppure troppo silenziosa) si alza la mattina ed ha necessità di iniziare la giornata con un bel caffè, anche solo per riuscire a carburare al meglio. Una buona maggioranza, poi, ama consumare altri caffè durante l’arco della giornata: dopo pranzo, dopo un’eventuale siesta, durante una pausa di lavoro. Qualsiasi occasione è buona per un caffè!

Ma oltre al relativismo legato alla fascia oraria preferita (c’è chi – per esempio – non riesce a consumare caffè arrivati al pomeriggio, per evitare che la caffeina faccia il suo corso e poi risulti difficile prendere sonno in serata), c’è il relativismo legato alla forma di consumare il caffè.

C’è a chi piace corto, espresso, lungo, macchiato; c’è a chi piace il cappuccino e a chi piace consumare la propria ‘dose’ (di dose si può parlare, essendo per alcuni una vera e propria droga) in vetro. Poi, c’è chi preferisce il caffè casalingo per eccellenza, quello che esce dalla moka dopo un laborioso processo di ebollizione, mentre c’è chi preferisce il caffè delle macchine da caffè casalinghe, nella speranza di riprodurre tra le mura domestiche la consistenza del caffè da bar.

Ciò che è certo è che siamo tra i paesi d’Europa che consumano più caffè. In tal senso, le statistiche parlano chiaro: ogni italiano consuma in media circa sei kg di caffè e – venendo ad una macroanalisi – l’Italia si piazza al sesto posto dei paesi europei che maggiormente consumano caffè. Davanti, i paesi del nord europa, con la Germania al primo posto.

Ma la Germania, si sa, è meta di immigrazione di molteplici italiani: saranno proprio loro ad alzare le statistiche?