Contratti a termine: Camusso e Landini bacchettano Renzi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:58

Landini e Camusso

 

La leader della Cgil, Susanna Camusso – che si era sbilanciata due giorni fa a favore del provvedimento sul lavoro accennato (con effetti speciali) dal premier Matteo Renzi – ha fatto retromarcia.

A convincerla poco sono i dettagli forniti dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha prospettato la possibilità, per i datori di lavoro, di prorogare il contratto a termine per 36 mesi. “Siamo disposti a discutere di un contratto unico, ma prima bisogna abolire il decreto sul lavoro che prevede contratti a termine senza causale per tre anni – ha tagliato corto la Camusso – Si è fatto esattamente l’opposto di quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata un’altra forma di precarietà“.

E nel “mirino” della sindacalista è finito, soprattutto, il neo responsabile del Welfare, Giuliano Poletti, con la sua inattesa “metamorfosi”Fatico a riconoscere la dimensione di chi (da presidente della Legacoop, ndr) – ha rincarato la segretaria della Cgil – diceva che bisogna investire sul lavoratore e sulla sua formazione con l’idea che l’unico contratto che si utilizza è quello a termine. Da un lato si dice che il lavoro deve essere al centro – ha concluso la Camusso – e dall’altro si nega la dignità al lavoro”. 

Giudizio sostanzialmente condiviso dal numero uno della Fiom, Maurizio Landini (che con Susanna Camusso non è sempre stato d’accordo): “Il contratto a termine non mi convince perché vedo un allargamento della precarietà di cui il Paese e i giovani non hanno bisogno – ha detto il sindacalista delle tute blu – Per intenderci, se un giovane va in banca con un contratto a tempo determinato, non gli fanno accendere il mutuo. Non mi sembra che questa sia la strada giusta”.

 

 

 

 

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