Supermercati Cobec: licenziamenti in vista per 60 dipendenti

Cobec

 

La Cobec è la storica catena di supermercati che a Sassari vanta 21 punti vendita. Una realtà aziendale apparentemente robusta che (come moltissime ormai) ha dovuto però fare i conti con la crisi dilagante.

Nelle settimane scorse, l’amministratore unico di Cobec, Rinaldo Carta, ha informato i suoi dipendenti (circa 360) delle difficoltà del gruppo proponendo la sua personale ricetta per scongiurare chiusure e licenziamenti. Uno strumento definito innovativo dallo stesso Carta, che ha chiesto ai sindacati di sottoscrivere i cosiddetti “accordi di prossimità” con cui si chiede ai dipendenti di lavorare 8 ore a settimana in più senza che queste vengano retribuite. Aumentiamo i servizi, estendiamo le ore di apertura, garantiamo i posti di lavoro, gli stessi stipendi – ha spiegato Carta – ma chiediamo ai dipendenti un sacrificio di 8 ore settimanali non pagate. Più prestazioni, nessun licenziamento, stessi soldi”. Uno straordinario a costo zero che, stando alla versione fornita dal patron della Cobec, i suoi dipendenti avrebbero accettato di fare.

Ma le voci sul consenso plebiscitario dei lavoratori sono discordanti e nei giorni scorsi è stata diffusa sulla Rete una lettera anonima in cui sedicenti dipendenti disperati dei supermercati Cobec hanno puntato l’indice contro la “proposta indecente” di Carta, che avrebbe anche prospettato la possibilità di trattenere, per un periodo di tempo non meglio precisato, una parte delle loro mensilità per far fronte ai gravi problemi di liquidità del gruppo.

E a sbarrare la strada agli accordi proposti dall’amministratore unico è arrivato anche il no dei sindacati, preoccupati dal possibile “effetto domino” che – a loro avviso –  porterebbe, prima o poi, allo snaturamento del contratto nazionale a scapito (ovviamente) dei lavoratori. “I sindacati dovranno assumersi questa responsabilità – è stato il piccato commento di Rinaldo Carta alla notizia del no agli accordi di prossimità – Ci costringeranno a fare come tutti gli altri, cioè a tagliare i rami secchi”. Una “potatura” che, stando ai beninformati, causerà la chiusura di 6 punti vendita e il licenziamento di circa 60 dipendenti.