Jobs Act dei miracoli. Ma è davvero così?

Jobs Act

 

Da quando Matteo Renzi è entrato a Palazzo Chigi, ripete ossessivamente di voler centrare l’obiettivo che tanti, prima di lui, hanno mancato: consegnare al Paese quel pacchetto di riforme indispensabile per uscire dal “pantano”.

A fargli da “stella polare” il famigerato Jobs Act, con cui il premier sogna di tamponare l’emorragia occupazione del Paese. Ma cosa prevede esattamente il piano approvato lo scorso 12 marzo in Cdm? Bisogna innanzitutto distinguere tra le misure contenute in un decreto (che avranno tempi di approvazione relativamente brevi) e quelle inserite in un disegno di legge, su cui il Parlamento si dilungherà di più.

Il decreto prevede un’estensione massima a 36 mesi (adesso è ferma ai 12) dei contratti a tempo determinato definiti “acausali”, per i quali non è cioè necessario specificare il motivo dell’assunzione. La misura ha già indisposto i sindacati, convinti che la proposta del governo determinerà un’ulteriore “precarizzazione” del lavoro. Ma l’esecutivo sembra intenzionato ad andare avanti e ha specificato che tale tipo di contratto potrà essere concesso al 20% massimo della forza lavoro impiegata in un’azienda, fatta eccezione per le imprese più piccole (con al massimo 5 dipendenti) che potranno utilizzarlo senza alcuna limitazione.

Novità anche per i contratti di apprendistato: l’offerta di formazione professionalizzante non dovrà più essere necessariamente integrata con quella pubblica (che diventa dunque discrezionale) e i datori di lavori potranno assumere nuovi apprendisti senza essere obbligati (come accade adesso) a confermare quelli precedenti. Non solo: durante il periodo di formazione, all’apprendista dovrà essere corrisposto uno stipendio pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento.

Tra le misure inserite nel decreto, anche la “digitalizzazione” del Durc (Documento unico di regolarità contributiva), che rappresenta la “bestia nera” per tutte le imprese edili che aspirano a partecipare a una gara di appalto e che devono ottenere il “disco verde” dell’Inps, dell’Inail e della Cassa edile. Un passaggio burocratico-legislativo particolarmente faticoso che il governo Renzi vuole “snellire” sostituendo il documento cartaceo con un modulo che i richiedenti potranno compilare su internet.

Tra le misure inserite nel disegno di legge compaiono, invece, l’introduzione di un sussidio di disoccupazione, la razionalizzazione delle forme contrattuali e l’estensione delle tutele per le donne in maternità. Le “mosse” annunciate dal governo hanno già fatto storcere il naso ad alcuni interlocutori come i sindacati, che non hanno fin qui rintracciato nel Jobs Act la portata “rivoluzionaria” sbandierata con enfasi dal fiorentino. Il braccio di ferro preventivo non lascia presagire nulla di buono, per quanto il presidente del Consiglio abbia più volte ribadito di non essere disponibile a lasciarsi ostacolare dai veti incrociati delle organizzazioni e delle parti sociali. A “sclerotizzare” la diatriba ci penserà (verosimilmente) il Parlamento.