Confcommercio: Pil torna a crescere ma i consumi restano fermi

Carlo Sangalli

 

Consumi ancora fermi, ma debole rialzo del Pil: sono questi i dati che (insieme ad atri) la Confcommercio ha reso noti ieri, durante il 15° Forum di Cernobbio.

Stando allo studio realizzato dall’ufficio di Confcommercio, il prodotto interno lordo dell’Italia, dopo anni di flessione, è tornato a crescere dello 0,5% nel 2014. E le previsioni per il 2015 parlano di un +0,9%. Un’inversione di tendenza importante, ma non sufficiente ad azzerare tutte le preoccupazioni. Se gli investimenti quest’anno aumenteranno dello 0,9% e dell’1,1% e il segno più è finalmente tornato anche alla voce reddito disponibile (+0,2% sia nel 2014 che nel 2015), le stime sui consumi continuano, invece, a impensierire.

Il centro studi di Confcommercio ha confermato, infatti, che i consumi resteranno fermi per tutto l’anno in corso e che cresceranno di un timido 0,7% solo nel 2015. Di più: tra il 2007 e il 2013, il reddito procapite degli italiani è diminuito del 13,2% e i consumi sono calati del 9,7%. Senza risparmiare alcun settore: dai trasporti (-23,2%) all’abbigliamento (-16,9%); dall’arredamento e l’elettronica (-13,9%) all’alimentare (-11,7%).

Nonostante le prime misure annunciate dal governo nei giorni scorsi vadano nella giusta direzione – ha dichiarato ieri il presidente Confcommercio, Carlo Sangalli – non c’è spazio per il facile ottimismo: sarà un anno di convalescenza, in cui il Paese è debole e va scongiurato il pericolo di una grave ricaduta”. “Se la crisi ci ha lasciato una lezione – ha aggiunto Sangalli – è che dobbiamo affrontare strutturalmente il problema della bassa crescita nel nostro Paese”. In che modo? “Aggredendo” la spesa pubblica improduttiva – ha spiegato il numero uno di Confcommercio – e puntando all’alleggerimento del carico fiscale.

Secondo i calcoli del Centro studi di Confcommercio, gli sprechi maggiori si concentrerebbero in specifiche aree del Paese: Sicilia, Campania e Lazio dove si anniderebbe il 43,3% delle inefficienze nazionali. Intervenire con fermezza in questi territori, eliminando le sacche di dilagante sperpero pubblico, consentirebbe – second i calcoli elaborati dai tecnici di Confcommercio – di recuperare circa 82,3 miliardi di euro.