Confesercenti: la crisi non è fashion

Negozi abbigliamento

 

L’Osservatorio Confesercenti ha certificato lo stato di grande sofferenza dei negozi di abbigliamento che, secondo i dati elaborati nell’ultimo rapporto, sono stati colpiti, in maniera fortissima, dalla crisi.

Nei primi due mesi del 2014, infatti, ben 3.065 negozi di abbigliamento (quasi 1 su 4) in Italia hanno dovuto tirare giù la saracinesca. Una vera e propria ecatombe, resa ancora più preoccupante dal controdato positivo che registra solo 723 aperture. Il fenomeno ha investito un po’ tutte le regioni, ma con maggiore incidenza la Lombardia dove, tra gennaio e febbraio 2014, hanno chiuso 277 esercizi. Se si prende in considerazione tutto l’anno, invece, a uscirne con le ossa rotte è la Sardegna dove si è registrata la scomparsa del 3,5% delle imprese del settore presenti nel territorio.

A causa della crisi, sempre meno italiani possono permettersi l’acquisto dei jeans o delle gonna in vetrina e, sempre più spesso, neanche i saldi riescono a mettere in salvo i negozi in difficoltà. Stando ai dati raccolti dall’Osservatorio Confesercenti, le famiglie italiane hanno destinato in media il 5% del loro budget mensile all’abbigliamento nel 2012. Dieci anni prima, nel 1992, la percentuale superava il doppio: 13,6%, ponendoci (insieme ai giapponesi) al primo posto nella classifica mondiale dei “fashion-addicted” (maniaci della moda).

“La causa principale (delle chiusure, ndr) è chiaramente la riduzione della spesa degli italiani – ha sottolineato il rapporto diffuso da Confesercenti – ma sulle imprese pesano anche la pressione fiscale molto alta e il caro-affitti“. “Si sconta altresì un eccesso di concorrenza – ha messo in evidenza l’Osservatorio – da un lato, dell’industria della contraffazione moda, che fa perdere al settore oltre 12 miliardi l’anno; dall’altro, quella dei siti di ‘saldi privati’ online e dei Factory Outlet, che sostanzialmente praticano promozioni per tutto l’anno. E che stanno erodendo, grazie alla concorrenzialità del principio anti-economico del ‘sotto-costo’ – hanno denunciato gli studiosi di Confesercenti – quote ai restanti canali di distribuzione. Nel 2013, attraverso l’e-commerce e i Factory Outlet, è passata una spesa di 1,8 miliardi”.