Imprese: calano protesti e ritardi pagamenti, ma è davvero una buona notizia?

Protesti

 

I dati diffusi ieri da Cerved Group (l’azienda leader in Italia nell’ambito della Business information) sembrerebbero segnare un’incoraggiante inversione di tendenza. Il gruppo che monitora lo stato di salute delle imprese italiane ha, infatti, rilevato come negli ultimi 3 mesi del 2013 si sia registrato un calo del numero dei protesti (atti pubblici con cui vengono notificati i mancati pagamenti degli assegni) e dei ritardi dei pagamenti da parte delle stesse imprese.

Più precisamente: tra ottobre e dicembre del 2013, a ben 59 mila aziende italiane è stato levato almeno un protesto, il 13,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E il calo non ha interessato solo le imprese individuali, ovvero che fanno riferimento a un solo titolare (-15,8%), ma anche quelle non individuali (-9,4%), portando così il numero complessivo per l’intero 2013 a quota 42 mila, l’1,8% in meno rispetto all’anno precedente. Non solo: lo studio realizzato da Cerved ha certificato anche il miglioramento del dato relativo al mancato pagamento delle fatture in scadenza, sceso dal 36,3% al 35,7% nell’ultimo trimestre 2013.

Ma il Cerved ha invitato a ridimensionare gli entusiasmi, leggendo nei dati negativi in flessione non tanto un segnale di ripresa economica, quanto la fisiologica conseguenza della chiusura di molte imprese italiane. Il numero dei protesti e dei mancati pagamenti si sarebbero, insomma, ridimensionati solo perché molte aziende in crisi hanno dovuto alla fine gettare la spugna. L’uscita in massa dal mercato delle società più fragilidocumentata dalla nostre analisi sulle chiusure d’impresa – ha spiegato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group – coincide nell’ultima parte dell’anno con un miglioramento delle condizioni economico-finanziarie delle aziende che hanno resistito alla crisi”.