Riordino Province: a chi non piace la riforma Delrio?

Province

 

La votazione di questo pomeriggio al Senato schiarirà le nebbie che si sono addensate intorno alla riforma sulle Province presentata da Graziano Delrio. La proposta del “braccio destro” di Matteo Renzi non piace, infatti, a un numero importante di senatori, che già ieri hanno fatto traballare la maggioranza parlamentare a Palazzo Madama.

A contestare con forza la proposta di Delrio è in primis il Movimento 5 Stelle“Si parla di riordino di Province e non di abolizione – ha evidenziato Vito Crimi – 98 Province resteranno tali, mentre a 10 verrà cambiato il nome in città metropolitane. Si mantengono in piedi gli organi politici – ha continuato l’ex capogruppo dei pentastellati al Senato – per cui ci sarà ancora un presidente e un Consiglio provinciale che non sarà più eletto dai cittadini, ma da loro stessi. Cioè dai consiglieri che – ha spiegato Crimi – saranno elettori e candidati”. La controproposta dei 5 Stelle (su cui sembra profilarsi una convergenza tra maggioranza e opposizione) è un ddl costituzionale che prevede la cancellazione della parola “Province” dalla Carta costituzionale e predispone il trasferimento delle competenze in organi ed enti territoriali con carenza di personale.

Ma a guardare con scarso entusiasmo il provvedimento targato Delrio è anche il partito di Nichi Vendola. “Con questo decreto si interviene, in maniera parziale e disordinata, sul sistema delle Province – ha segnalato Dario Stefano di Sel – senza proporre soluzioni all’inefficienza né tanto meno all’elevato livello di burocrazia raggiunto negli anni. E’ un intervento legislativo che il governo ha buttato giù in fretta per rispondere alla logica degli slogan – ha rincarato il vendoliano – e che la maggioranza vuole, come al solito, liquidare in fretta per evitare che la discussione parlamentare metta in evidenza le lacune“.

E a bocciare senza indugio il provvedimento “blindato” dal governo è anche il presidente dell’Unione delle Province, Antonio Saitta, che ha definito la riforma di Delrio “banale”, “confusa” e “superficiale”. Di più: “E’ una riforma antieuropea, in controtendenza con quanto accade negli altri Paesi dell’Ue – ha affondato il numero uno dell’Upi – che non produce risparmi ma anzi porta all’aumento della spesa pubblica“.