Renzi-Obama: prove tecniche d’intesa

Obama e Renzi

 

All’indomani della lunga giornata che Barack Obama ha trascorso a Roma, è tutto un fiorire di cronache entusiastiche sui suoi tete-a-tete al Vaticano, al Quirinale e a Villa Madama.

Una giornata intensa per Mr President che, prima di concedersi una visita “in solitaria” del Colosseo, ha raggiunto nel primo pomeriggio il premier Matteo Renzi per un bilaterale durato circa un’ora. Nel corso della conferenza stampa congiunta, i due si sono rimpallati attestati di stima e cortesie, ma a ben guardare lo sguardo dell’ospite americano è rimasto sempre vigile sul giovane fiorentino. Nei circa 8 minuti nei quali il presidente del Consiglio ha tributato (prima in un inglese un po’ claudicante, poi in italiano) il proprio ringraziamento a Obama, il presidente degli Stati Uniti lo ha osservato con una certa circospezione, concedendogli solo qualche tirato sorriso. Dimostrando – almeno così ci è parso – di non essere rimasto “stregato” dal fascino magnetico che molti osservatori e commentatori nostrani attribuiscono al successore di Enrico Letta a Palazzo Chigi.

A onor di cronaca, va precisato che lo speech di ieri di Matteo Renzi non è stata certo una delle sue prove migliori. Probabilmente sopraffatto dall’emozione di condividere la scena con un così autorevole “collega” (per il quale Renzi non ha mai fatto mistero di nutrire una vera e propria “adorazione”), il premier italiano non è apparso troppo brillante, ha fatto economia di battute (di cui, invece, solitamente abusa) e si è inoltrato in qualche scivolosa traduzione simultanea (“mare nostrum: our sea”) che ha fatto rumoreggiare la sala. Da qui la composta reazione del presidente degli Usa, che ha incassato i complimenti e ricambiato (come protocollo vuole) gli apprezzamenti espressi dall’alleato, senza però tradire alcun particolare trasporto.

Sia ben chiaro: Barack Obama non ha certo manifestato insofferenza nei confronti del primo ministro italiano. Anzi: “Sono rimasto colpito ha detto ieri ai giornalisti – dall’energia e dalla visione che Matteo porta con sé in questo nuovo incarico”. Ma se messe a confronto con le parole che Mr President ha speso a commento degli incontri con Papa Francesco e con l’amico Giorgio Napolitano, quelle riferite a Matteo Renzi appaiono sicuramente più controllate. Si dirà che il presidente americano non conosce ancora a sufficienza il premier italiano e che, per questo, non ha potuto sperticarsi in apprezzamenti plateali nei suoi confronti. Verissimo: i due hanno inaugurato ieri i loro rapporti diplomatici e hanno bisogno di tempo per verificare l’esistenza di un effettivo feeling politico. Per questo ci pare opportuno richiamare la stampa italiana (buona parte della quale ha sentito oggi il bisogno di celebrare il “successo” di Renzi) a una maggiore prudenza, vedendo nel faccia a faccia consumatosi ieri a Roma le “prove tecniche” di un’intesa ancora tutta da dimostrare.