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Riforme: il governo contro i Professori

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Di finire impantanato nelle sabbie delle lunghe concertazioni, Matteo Renzi non sembra avere alcuna intenzione. Per questo l’appello che molti illustri intellettuali e costituzionalisti – tra tutti Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà – hanno lanciato qualche giorno fa per sconfessare la sua proposta di modifica del Senato non lo ha affatto turbato. Anzi.

Il timore dei “Professori” è che la riforma prospettata dal governo, unitamente alla modifica della legge elettorale, finisca per definire un quadro costituzionale peggiorativo, segnato da una “svolta autoritaria” insidiosa. Accuse pesanti, a cui il premier ha ribattuto con il consueto tempismo: “Ho giurato sulla Costituzione, non su Rodotà e Zagrebelsky”, ha tagliato corto Renzi, che ha confermato la sua indisponibilità a intavolare discussioni con chi non condivide la sua impostazione.

E a rimarcare il concetto ci ha pensato ieri il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, che interpellata sull’argomento: “Io temo che in questi trent’anni – ha detto – le continue prese di posizione dei Professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese”. “Certo ci possono essere posizioni diverse che sono legittime – ha continuato la Boschi – in particolare trovo legittimo che Rodotà abbia  profondamente cambiato idea, perché ricordo che nell’85 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato. Ma dico che ci sono altrettanti costituzionalisti validi che, invece, sostengono il nostro progetto”.

In effetti una cinquantina di accademici e intellettuali hanno ieri presentato un contrappello con cui hanno voluto testimoniare il loro endorsement al governo.  Tra i promotori: Giuseppe Bedeschi, Giampietro BertiDino Cofrancesco, Francesco Perfetti, Piero Ostellino e Florindo Rubbettino. 

Ma le esternazioni di “celodurismo” di Renzi e di alcuni dei suoi ministri hanno trovato un fronte critico all’interno dello stesso Pd. A insorgere contro le dichiarazioni di Maria Elena Boschi è stata, ad esempio, la deputata democratica, Sandra Zampa: “Le parole della ministra Boschi contro ‘i Professori’ colpevoli di avere bloccato le riforme istituzionali in questi trent’anni – ha detto – mi producono sofferenza e disagio. Non solo perché la sua analisi non corrisponde alla realtà dei fatti, non solo perché ci sono professori, come Roberto Ruffilli, che hanno perso la vita per tentare di cambiare l’Italia, o hanno dato straordinari contributi al cambiamento, ma perché in un Paese che deve lottare contro ignoranza e populismo – ha spiegato la Zampa – non possono produrre qualcosa di buono”. 

Una voce non certo isolata, quella della deputata del Pd. A dare sfogo al suo dissenso è stato, infatti, anche Stefano Fassina (notoriamente poco vicino alle idee di Matteo Renzi): “Sulle riforme, chi è al governo rispetti opinioni diverse anche quelle dei professoroni – ha twittato l’ex sottosegretario all’Economia – No pensiero unico. Per non parlare dell’eterno “dissidente”, Pippo Civati, che al premier “decisionista” ha mandato a dire: “Basta con la politica degli ultimatum e del ricatto permanente”.