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Sindacati vs Marcegaglia: è scontro su trasferimento lavoratori Sesto San Giovanni

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Marcegaglia

 

Il braccio di ferro tra il gruppo Marcegaglia e i sindacati è già iniziato. I rappresentanti dei lavoratori guardano, infatti, con scarso favore alla proposta avanzata dal gruppo di chiudere lo stabilimento di Sesto San Giovanni e di trasferire la produzione (e il personale) a Pozzolo Formigaro.

Tra Sesto e Pozzolo intercorre una distanza di circa 100 chilometri che, sostengono i sindacati, rende impraticabile per molti lavoratori (con famiglie a carico) l’ipotesi di un improvviso trasferimento. Per quanto l’azienda, nel piano industriale presentato lo scorso 23 aprile, abbia previsto delle agevolazioni, ovvero l’attivazione di un servizio bus che porterà gratuitamente gli impiegati di Sesto nella nuova sede di Pozzolo, e un’indennità di 100 euro al mese che diventeranno 200 se il dipendente sceglierà di muoversi autonomamente.

E chi non volesse spostarsi a Pozzolo? A loro il gruppo fornirà un incentivo di 26 mila euro (una sorta di buonuscita) più l’utilizzo della cassa integrazione o della mobilità. Il piano aziendale presentato dal gruppo Marceglaglia prevede, inoltre, un investimento complessivo di 5 milioni di euro che, stando a quanto riferito dalla dirigenza, verranno impiegati per ammodernare l’impianto di Pozzolo Formigaro, dove dovrebbe a breve trasferirsi anche la produzione di fotovoltaico di Taranto.

Ma le sigle sindacali non ci stanno e puntano l’indice contro un’operazione che – a loro avviso – nasconde “licenziamenti mascherati“. Stando ai numeri consegnati dai sindacati, infatti, il piano del gruppo prevederebbe circa 75 esuberi, di cui 40 a Pozzolo e 35 a Sesto San Giovanni. Non solo: le motivazioni addotte dall’azienda, che dice di voler chiudere lo stabilimento lombardo per necessità di risparmiare, non convincono affatto i sindacalisti. Il 90% delle spese è rappresentato dai costi del lavoro e della materia prima, cioè dell’acciaio – ha spiegato Mirco Rota della Fiom Cgil – Per Marcegaglia, produrre a Sesto San Giovanni o a Reggio Calabria non cambia nulla”.

 

 

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