Dl Irpef: tutti i dubbi dei tecnici del Senato sulle coperture

Renzi e Padoan

 

Mettiamo le cose in chiaro: decodificare le formule che i tecnici del servizio Bilancio del Senato hanno utilizzato nella loro nota di lettura sul Dl Irpef (quello degli 80 euro in più in busta paga a partire da maggio) non è stato facile. Ma anche a dei profani come noi non è sfuggito che i rilievi messi nero su bianco dagli esperti di Palazzo Madama sollevavano più di un dubbio sull’effettiva “sostenibilità” finanziaria del provvedimento.

Sotto la lente dei tecnici, è finita per esempio la proposta del governo di aumentare le tasse (dal 12 al 26%) alle 60 banche che detengono quote Bankitalia per garantire le coperture. Una mossa che potrebbe presentare profili di incostituzionalità, come già denunciato dall’Abi (Associazione banche italiane) che ha anche prefigurato un’ulteriore contrazione del credito dovuto al “salasso” imposto agli istituiti bancari coinvolti nell’operazione.

E poco dettagliata, secondo i tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama, sarebbe anche la parte dedicata alla lotta all’evasione fiscale nella quale l’esecutivo non avrebbe indicato né gli strumenti né le metodologie necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissati. Che, detto per inciso, sarebbero troppo ambiziosi perché la previsione del governo di incrementare nel 2015 di 2 miliardi di euro l’incasso derivante dalle politiche anti-evasione sarebbe, secondo i soliti tecnici, oltremodo ottimistica.

Non basta: a convincere poco gli esperti del Senato, anche l’aumento (dal 20 al 26%) della tassazione sulle rendite finanziarie che, si legge nel report diffuso ieri, “potrebbe determinare una variazione nelle scelte di investimento, con conseguente ribasso nella stima delle maggiori entrate”. Ma il dubbio più sostanzioso sembra riguardare il gettito calcolato dal taglio dell’Irap che potrebbe essere stato sottostimato. “La quantificazione di minor gettito contenuta nella relazione tecnica, pari a 2.059 milioni in ragione d’anno – avvertono i tecnici – corrisponde all’8,3% rispetto alle entrate del 2014 indicato dal predetto Bollettino delle entrate (24.813 milioni); tale percentuale è sensibilmente inferiore a quanto previsto dalla normativa, dato che le variazioni in riduzione vanno dal 9,52 al 10,53%, a seconda del settore di attività. Per questo motivo – scrivono sul finale i tecnici di Palazzo Madama – si ritiene che gli effetti di minor gettito derivanti dalle disposizioni in esame possano verosimilmente attestarsi su importi più significativi di quelli esposti in relazione tecnica”. Una “bacchettata” bella e buona al governo.