L’Italia della diseguaglianza: dieci Paperoni guadagnano quanto 500 mila operai

Ricchi e poveri

 

“I 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500 mila famiglie operaie messe insieme”. A certificarlo è stata l’ultima indagine condotta dal Censis, che ha confermato l’istantanea di un Paese segnato da squilibri sempre più marcati.

La distanza tra i ricchi e i poveri si è fatta più accentuata con l’avvento della crisi“Il patrimonio di un dirigente è pari a 5,6 volte quello di un operaio – si legge nel comunicato stampa diffuso dal Censis – mentre era pari a circa 3 volte vent’anni fa. Il patrimonio di un libero professionista è pari a 4,5 volte quello di un operaio (4 volte vent’anni fa). Quello di un imprenditore è pari a oltre 3 volte quello di un operaio (2,9 volte vent’anni fa)”.

E lo stesso trend hanno seguito i redditi familiari: “Rispetto a dodici anni fa – si legge ancora nella nota del Censis – i redditi familiari annui degli operai sono diminuiti, in termini reali, del 17,9%, quelli degli impiegati del 12%, quelli degli imprenditori del 3,7%, mentre i redditi dei dirigenti sono aumentati dell’1,5%”. In pratica chi era povero (o arrivava a stento a fine mese) è diventato sempre più povero e chi era già ricco è riuscito a maturare una vera e propria fortuna.

E l’esercito di italiani che continua a stringere la cinghia deve fare i conti (che non tornano) anche con i propri progetti di vita. Secondo il Censis, infatti, anche il desiderio di mettere al mondo un bambino può essere considerato un parametro attraverso il quale scrutare la distanza che intercorre tra chi sta bene e chi arranca. “La nascita del primo figlio fa aumentare, di poco, la possibilità di diventare povero, ma la nascita del secondo figlio – si apprende dallo studio del Censis – fa quasi raddoppiare il rischio di finire in povertà (20,6%) e la nascita del terzo figlio triplica questo rischio (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli – rimarca l’istituto di ricerca – il rischio riguarda il 15,7% nel primo caso, il 6,2% nel secondo caso”.