Genny ‘a carogna: fenomenologia di un caso irrisolto

Genny De Tommaso

 

Cosa è accaduto sabato scorso allo stadio Olimpico di Roma, lo sanno ormai tutti. Anche le donne più votate all’idiosincrasia calcistica hanno finito per commentare, tra gli stand del mercato, i fatti che i media hanno riportato fino allo sfinimento abusando della parola “vergogna”.

Inutile aggiungere la nostra voce al coro sterminato di commentatori; inutile soffermarsi sull’ipocrisia di quanti hanno tradito un’indignazione tanto “urlata” quanto falsa e tardiva. Chi frequenta gli stadi sa che le tifoserie hanno sempre condizionato le dinamiche di gioco (dentro e fuori il campo) e che, contrariamente a quanto si vuole far credere, i frequentatori delle “curve” sono sempre stati gli interlocutori preferenziali di dirigenti, giocatori e forze dell’ordine.

Come del resto dimostrato dalle immagini televisive trasmesse sabato sera in diretta. Nei concitatissimi minuti che hanno preceduto il fischio di inizio, Genny ‘a carogna (al secolo Gennaro De Tommaso, capo della tifoseria napoletana) si è “confrontato” con calciatori e signori incravattati, giungendo poi all’epica conclusione: “Giochiamo!”. Lo ha detto e le telecamere lo hanno immortalato.

Eppure, interpellato questa mattina dal quotidiano Il Messaggero, De Tommaso ha fornito una versione diversa, destinata a segnare un “corto circuito” irrimediabile con quanto visto. “Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni – ha detto – Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti”. “Non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare – ha rimarcato il tifosissimo del Napoli – Non avremmo avuto il potere per farlo perché noi non possiamo decidere nulla“. 

Il Web ha “metabolizzato” a suo modo quanto accaduto, facendo di Genny ‘a carogna un vero e proprio fenomeno virale. Potremmo scegliere di “archiviare” la faccenda in questo modo, insabbiando con una risata – più o meno amara – ciò che non siamo riusciti (e probabilmente non riusciremo) a risolvere. Di certo lo faranno in molti, soprattutto gli “addetti ai lavori”, che preferiranno non indagare troppo fino al prossimo episodio di “degrado” sportivo e umano. Palla al centro, si ricomincia.