Cgil nella tempesta: Landini affonda su Cammusso

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:50

Camusso e Landini

 

“Siamo partiti uniti e ora siamo spaccati grazie al segretario generale”: è questa la frase, suonata come una “scomunica”, che Maurizio Landini ha scandito ieri, dal palco del Congresso della Cgil di Rimini, all’indirizzo di Susanna Camusso.

Il leader della Fiom ha presentato una lista alternativa per i componenti del nuovo direttivo del sindacato (che verranno eletti oggi), consegnando l’immagine plastica di una divisione tutt’altro che superata. Anzi: il numero uno dei metalmeccanici ha incalzato i presenti (e la Camusso in primis) sulla necessità di cambiare: “Non dobbiamo fare le cose perché ce lo chiede Renzi – ha detto Landini – noi abbiamo la necessità di fare una riforma democratica in quest’organizzazione perché ce lo chiedono le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e i precari”. “Dobbiamo essere in grado di ricostruire una casa di vetro trasparente – ha aggiunto il leader della Fiom – che riguarda non solo la presentazione dei bilanci, ma anche quella delle spese, fino ad arrivare a un codice etico“.

E a indispettire il leader della Fiom è stato anche il silenzio di Susanna Camusso sulla Fiat, con cui (come è noto) Maurizio Landini non intrattiene rapporti particolarmente cordiali. Per non parlare della maggiore “sintonia” che, a  suo avviso, il segretario generale della Cgil avrebbe con le altre sigle sindacali piuttosto che con la Fiom:“L’unità della Cgil viene prima di quella con Cisl e Uil – ha tuonato il rappresentante delle tute blu – Pensare invece di avere un’unità di azione con loro per non affrontare la discussione interna è un errore gravissimo. Mi sono venuti i capelli dritti in testa quando ho sentito Raffaele Bonanni (segretario Cisl, ndr) applaudito ieri dal congresso – ha aggiunto Landini – E’ il sindacato che ha firmato con la Fiat e ha chiuso i contratti separati per lasciarci fuori dalle fabbriche. E viene qui a fare la lezione di democrazia a noi e non abbiamo problemi ad applaudirlo? Stiamo scherzando?”.

L’intervento “contingentato” di Landini (al quale, come a tutti gli altri delegati, è stato concesso un  tempo massimo di 15 minuti) ha assunto i toni di una vera e propria “dichiarazione di guerra”. Per quanto, interpellato subito dopo dai cronisti, lo stesso Landini abbia precisato: “Per me non c’è nessuna frattura, c’è solo una discussione in corso. Adesso il problema è capire come intende confrontarsi con questi punti di vista diversi chi ha la maggioranza all’interno dell’organizzazione”. 

 

 

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