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Da kapò a krapò: la metamorfosi italiana di Schulz

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Martin Schulz

 

Dopo Frau Merkel, Martin Schulz è probabilmente il politico tedesco più conosciuto dagli italiani. Di lui si parlò abbondantemente quando, nel lontano 2003, l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lo apostrofò come kapò al Parlamento europeo, attirandosi gli strali degli avversari e procurando forte imbarazzo ai suoi sodali (tra tutti, l’allora “delfino” Gianfranco Fini). Ricordi di ancient regime destinati (forse) a finire nel dimenticatoio, se non fosse stato per il battibecco a cui lo stesso Schulz e Beppe Grillo hanno dato vita ieri.

Intervistato dal Corriere della Sera, il candidato socialista alla presidenza della Commissione europea ha, infatti, espresso forti perplessità sulla proposta politica del M5S: “Grillo è vento – ha subito affondato il tedesco – Come si fa a giudicare il vento? Non vedo la sostanza. Berlusconi ha una sostanza politica, su cui posso dare un giudizio. Grillo minaccia ammende ed espulsioni per i deputati che non votano come dice lui. L’ultimo a dire una cosa del genere è stato Stalin. O forse Hugo Chavez – ha rincarato Schulz – Se l’avesse detto in Germania, avrebbe dovuto temere l’intervento della magistratura”.

Impossibile per il comico genovese non replicare. “Schulz sta facendo campagna elettorale permanente per un partito di un altro Paese insultando con il suo linguaggio milioni di italiani che hanno votato il M5S – ha scritto sul suo blog – Berlusconi non aveva tutti i torti a chiamarlo kapò, anche se assomiglia di più a un krapò, nel senso di ‘crapùn’, crapa dura con il chiodo sull’elmetto, che non tiene vergogna a sparare cazzate”. “Il krapò Schulz ha detto che Grillo è soltanto vento – ha aggiunto sul finale il blogger – In parte è vero. Il M5S è un vento del Sud che sta per arrivare a Bruxelles. Il krapò si tenga forte. Potrebbe essere un uragano“.

 

 

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