Cgia: Ritardi nei pagamenti alle imprese, Italia maglia nera in Europa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:15

Ritardo pagamenti

 

Un’impresa italiana su cinque (il 20%) è costretta a licenziare a causa del ritardo nei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. E’ quanto ha denunciato la Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre, che ha diffuso i dati di un’indagine commissionata a Intrum Justitia relativa ai primi tre mesi del 2014.

A svelarne i dettagli è stato il presidente dell’associazione, Giuseppe Bortolussi“E’ drammatico che in Italia, con un tasso di disoccupazione che ormai galoppa verso il 13% – ha detto – molte aziende siano costrette ad espellere una parte del personale perché non vengono pagate con regolarità”. “Purtroppo – ha aggiunto Bortolussi – continuiamo a essere i peggiori pagatori d’Europa. Se mediamente la nostra Pubblica amministrazione paga le imprese a 165 giorni (+107 giorni rispetto la media europea), nei rapporti commerciali tra imprese ci vogliono 94 giorni affinché il committente saldi il proprio fornitore (+47 giorni rispetto la media Ue)”. 

E non è buona neanche la performance di pagamento dei privati (cittadini/famiglie) nei confronti delle imprese che in Italia devono aspettare mediamente 75 giorni prima di riscuotere, a differenza degli altri Paesi europei dove i cittadini impiegano (mediamente) 34 giorni a saldare il conto. “In tutti e tre i casi descritti – ha precisato Bortolussi – nessun altro Paese d’Europa fa peggio di noi”. 

Ma quali sono le cause dei ritardi che hanno effetti così deleteri sulle imprese? Bortolussi ha tentato di metterle in fila: “Le lungaggini burocratiche, il cattivo funzionamento degli uffici pubblici, i vincoli economici legati al patto di Stabilità interno, l’abuso di posizione dominante del committente e la mancanza di liquidità – ha spiegato il numero uno della Cgia – sono alcune delle motivazioni che consegnano al nostro Paese la maglia nera nella correttezza dei pagamenti. Nonostante dall’1 gennaio 2013 la legge stabilisca che il pubblico deve pagare entro 30-60 giorni, mentre i privati tra i 60-90 giorni – ha fatto notare Bortolussi – queste disposizioni continuano a essere palesemente inapplicate, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere contrattuale molto limitato”.

 

 

 

 

 

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