Censis: in Italia l’acqua più economica d’Europa

Acqua rubinetto

 

L’Italia vessata da un sistema tributario che non concede scampo ha, per una volta, invertito la direzione di marcia. Stando ai dati diffusi dal Censis, infatti, le tariffe italiane per il servizio idrico (quello che fa sì che l’acqua scorra dal rubinetto delle nostre case) sono le più basse d’Europa.

Più precisamente: stando ai calcoli elaborati dal Censis, una famiglia di 3 persone spende mediamente una cifra pari a 307 euro all’anno (25,6 euro al mese o, se si preferisce, 85 centesimi al giorno). Per lo stesso servizio, in Spagna si spendono 330 euro all’anno, in Francia 700, in Austria, Germania e Regno Unito 770.

Ma i soldi che potrebbe essere risparmiati grazie alla “economicità” del servizio, vengono molto spesso spesi per l’acquisto di acqua in bottiglia. L’Italia è, infatti, il primo Paese europeo (e addirittura il secondo al mondo) per consumo pro-capite di acqua minerale. Praticamente più di 6 famiglie italiane su 10 acquistano acqua imbottigliata, spendendo mediamente 234 euro all’anno.

Il focus del Censis ha, inoltre, rilevato come le infrastrutture idriche del nostro Paese siano carenti, obsolete e inadeguate. L’8,9% della popolazione italiana denuncia, con una certa frequenza, interruzioni e disguidi nell’erogazione del servizio, con punte altissime che raggiungono il 29,2% in regioni come la Calabria. Numeri che segnano il divario con gli altri Paesi europei dove la frequenza dei disservizi è di gran lunga minore: in Germania le perdite di rete sono pari al 6,5%, in Inghilterra e Galles al 15,5%, in Francia al 20,9%.

Un gap che si spiega anche alla luce degli scarsi investimenti che il nostro Paese destina al miglioramento del servizio idrico e all’ammodernamento delle fognature e dei sistemi di depurazione. In Italia si investe ogni anno mediamente 30 euro per abitante: una cifra troppo contenuta, soprattutto se messa a confronto con gli 80 euro della Germania, i 90 della Francia e addirittura i 100 del Regno Unito. Si stima che, per riportare il livello delle infrastrutture idriche italiane in linea con gli standard europei, bisognerebbe investire 65 miliardi di euro in trent’anni.