Dal peperoncino del Vietnam al tè della Cina: ecco la classifica dei cibi contaminati

Cibi contaminati Coldiretti

 

La crisi non ha solo ridimensionato le abitudini alimentari degli italiani, ma in molti casi le ha anche peggiorate: è questo l’allarme lanciato dalla Coldiretti col dossier “La crisi nel piatto degli italiani nel 2014”. Lo studio, che è stato presentato ieri a Napoli, ha posto l’accento sugli alimenti che arrivano sulle nostre tavole con un alto tasso di “irregolarità”, come dimostrato dalle analisi condotte dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare).

A guidare la classica dei cibi più “contaminati”, il peperoncino del Vietnam, con un tasso di irregolarità altissimo, pari al 61,5%. A seguire la melagrana della Turchia (irregolare al 40,5%) e il frutto della passione della Colombia (irregolare al 25%). Giù dal podio, le lenticchie della Turchia, il cui tasso di irregolarità è stato stimato al 24,3%, le arance dell’Uruguay (19%) e l’ananas del Ghana (15,6%).

Nelle retrovie della classifica dei cibi più contaminati giunti sulle tavole dei consumatori italiani, troviamo infine le foglie di della Cina (irregolari nel 15,1% dei casi), il riso dell’India (12,9%), i fagioli del Kenya (10,8%) e i cachi di Israele (10,7%).

“Si tratta di valori preoccupanti per un Paese come l’Italia – si legge nel dossier confezionato dalla Coldiretti – che può contare su una produzione Made in Italy con livelli di sicurezza da record, con un numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite di appena lo 0,2%, che sono risultati peraltro inferiori di nove volte a quelli della media europea (1,6% di irregolarità) e addirittura di 32 volte a quelli extracomunitari (7,9% di irregolarità)”.  

Non solo: l’organizzazione degli imprenditori agricoli ha messo in evidenza come quello dei cibi contaminati sia un problema che interessa un ben preciso segmento di popolazione. “E’ un pericolo che colpisce ingiustamente – ha denunciato la Coldiretti – soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di diversa qualità o metodi di produzione alternativi”.