Istat: l’Italia al palo spera nel 2014

Istat

 

Con il suo tradizionale Rapporto annuale (giunto alla ventiduesima edizione), l’Istat ci consegna – come sempre – un’istantanea approfondita sulla situazione del nostro Paese.

Lo studio, relativo (ovviamente) al 2013, mette immediatamente in evidenza come il Pil dell’Italia sia diminuito dell’1.9%. E fornisce informazioni più dettagliate, come quelle che riguardano i consumi finali nazionali e gli investimenti che hanno registrato un calo rispettivamente del 2,2% e del 4,7%. Un timidissimo miglioramento (+0,1%) si è, invece, registrato nelle esportazioni di beni e servizi che, secondo l’Istat, soprattutto nell’ultima parte dell’anno, hanno beneficiato della moderata ripresa internazionale e del deprezzamento del cambio.

Per il resto, la fotografia scattata dall’istituto di statistica nazionale riserva solo brutte sorprese. Nell’arco del 2013, le famiglie italiane hanno ridotto la spesa per consumi del 2,6% (un trend negativo che dura da anni, seppure con un’intensità minore rispetto al 2012 in cui si era assistito a un tracollo dei consumi pari al 4%). Una flessione che ha interessato più i beni (-4%) e meno i servizi (-1,2%).  E non è andata bene neanche la produzione industriale che, per l’intero 2013, ha fatto registrare un calo del 3,2% (ma era del 6,4% nel 2012).

E giungiamo alle note più dolenti, ossia a quelle che riguardano l’occupazione: secondo il Rapporto annuale dell’Istat, nel 2013, hanno perso il lavoro 478 mila italiani. Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere salendo dal 10,7% del 2012 al 12,2% del 2013. E a uscirne con le ossa rotte sono stati principalmente i dipendenti a termini (-6,1%), mentre la riduzione che ha investito i dipendenti a tempo indeterminato è stata più contenuta (-1,3%).

Ancora: l’evoluzione negativa del mercato del lavoro, ha messo in evidenza l’Istat, ha toccato nel 2013 sia la componente maschile (-2,6% rispetto al 2012) sia quella femminile (-1,4%). Ma se volessimo tracciare l’identikit approssimativo di chi ha subito i contraccolpi più pesanti della crisi che provoca disoccupazione, dovremmo indicare quello di un giovane uomo, che ha fatto registrare un calo del 14,5%, contro l’8,9% di una coetanea donna.

E il 2014? Si è aperto con un moderato incremento dei ritmi della produzione industriale e con un miglioramento delle esportazioni nel mercato Ue (ma non in quello extra Ue). Non solo: a marzo, ha rilevato l’Istat, si sono osservati i primi timidi segnali di ripresa dell’occupazione (+0,3%) e le previsioni lasciano sperare in un aumento dello 0,6% del Pil, che dovrebbe crescere fino all’1% nel 2015 e fino all’1,4% nel 2016. A chi basterà ancorarsi alla speranza di un domani meno faticoso?