Confcommercio: 11 anni per tornare ai livelli pre-crisi

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Ma quale ripresa? Gli ultimi dati diffusi dall’ufficio studi di Confcommercio dimostrano che, al netto del clima di montante fiducia che starebbe contagiando sempre più italiani, l’economia reale del Paese resta “drammaticamente ferma a un palo“.

Di più: l’uscita dal famigerato tunnel sarebbe ancora lontanissima. Stando ai calcoli di Confcommercio, infatti, bisognerà aspettare più di 11 anni per tornare ai livelli pre-crisi, con differenze significative tra il Nord e il Sud, che – come è facile comprendere – faticherà ancora di più a riprendersi.

A livello nazionale, le ultime rilevazioni hanno fatto registrare una flessione dello 0,3% dei consumi rispetto a marzo. E le stime generali, per tutto il 2014, prevedono un aumento del Pil pari allo 0,5% e una crescita dei consumi ferma allo 0,1% Andrà un po’ meglio (forse) nel 2015con il Pil stimato a +0,9% e i consumi a +0,7%.

Ma nel Mezzogiorno le cose continueranno a peggiorare: stando alle previsioni dell’ufficio studi di Confcommercio, infatti, l’anno prossimo, nel Sud del Paese si registrerà un tracollo dei consumi che sfiorerà la cifra di 12.160 euro pro-capite, un livello addirittura inferiore – ha precisato l’organizzazione dei commercianti – a quelli di venti anni fa“.

E a confermare il forte divario tra il Nord e il Sud dell’Italia sono anche le stime che riguardano l’anno in corso: Valle d’Aosta, Lombardia e Trentino Alto Adige restano, infatti, le regioni con il Pil pro-capite più alto (pari a 34 mila euro), mentre Campania, Calabria e Sicilia, quelle con il Pil pro-capite più basso (pari a circa 17 mila euro).

Allarmanti, infine, anche i dati che riguardano le attività commerciali, su cui Confcommericio ha ovviamente focalizzato la propria attenzione. Stando ai calcoli dell’ufficio studi, infatti, sono ben 12 mila le imprese che hanno dovuto chiudere i battenti in questi primi tre mesi del 2014. E a uscirne con le ossa rotte sono state soprattutto le attività legate all’abbigliamento. “Il combinato mal-disposto di Imu-Tasi-Tari – ha spiegato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – potrebbe essere letale per le nostre imprese”. “Non è possibile che un imprenditore onesto si senta sempre un po’ un sorvegliato speciale per il fisco italiano – ha aggiunto Sangalli – Su questo terreno, non si vedono ancora cambiamenti apprezzabili”.