Venezuela: un grande cuore che non si lascia imbrogliare

Il cuore del Venezuela è un grandissimo contenitore colmo di milioni di altri piccoli cuori, molti di questi sono in giro per il mondo come meteore vaganti che non trovano pace ma che fanno sempre parte della forza che tiene stretti tutti nella speranza di rivedere il proprio Paese libero dalla repressione. La dittatura a cui ci ha sottoposto il dittatore.
Nessuno al mondo dovrebbe, nemmeno per scherzo, appoggiare la tirannia, perché è come godere delle malattie altrui. Sì, siamo come malati terminali angosciati che sanno, però, che la rinascita ci sarà, è solo questione di tempo. Tornerà la libertà nel Paese che l’ha data, attraverso Simón Bolívar, all’America latina. Un Paese che ancora una volta sta dimostrando, con i suoi giovani studenti, con tutti i venezuelani democratici dall’interno e in giro per il mondo, che la Primavera Sudamericana nasce con loro e porterà un vento di libertà per tutti.

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Ne vorrei parlare, ma non credo siamo ancora pronti per accettarlo, dei tanti cubani che sono fuggiti da Castro e che oggi seguono “Hola Italia” e appoggiano la nostra lotta. Vorrei parlare di quelli che scrivono anche da quelle nazioni “parassite” che vivono sulle spalle del Venezuela mentre il nostro popolo muore. Non posso parlarne e capisco che ci sia anche tanta rabbia, incredulità, disgusto per l’indifferenza di molti, ma sotto sotto lo sappiamo tutti che il cuore del venezuelano è grande e riuscirà a capire. Intanto dobbiamo lottare e ci offende che Nazioni come l’Italia restino fredde e, personalmente, mi disgusta l’avanzata politica che, in previsione delle elezioni, vorrebbe trarre beneficio dalla comunità venezuelana e, anzi, vorrebbe addirittura fare un fritto misto e approfittare dei ‘sudamericani’. Molti di noi, purtroppo, andrà incontro ad altre delusioni perché peccherà di ingenuità. A nessun politico interessano le sorti del Venezuela, per loro contano i voti. Il nostro compito è quello di far conoscere la realtà alla gente normale, non quella che pensa al proprio tornaconto.
Il Venezuela è un grande Paese che ha dato molto a tutti, soprattutto agli emigrati. Nel suo tessuto sociale l’Italia occupa un posto importante. Non possiamo pensare che la cosa non ci riguardi. Mario Vargas Llosa, durante uno dei nostri colloqui, ha confidato che non avrebbe mai creduto che Maduro sarebbe arrivato a tanto. Ha toccato con mano, perché le torture e le sevizie sugli studenti da parte della Guardia Nacional sono peggiori dell’omicidio. Una vergogna che va punita.

, ma è normale, ognuno vuole organizzarsi a proprio modo ma, quello che conta, farlo sempre per la nostra amata Terra. Io credo che siamo al punto di dover occuparci in maniera più concreta e, dove possiamo, donare qualcosa per rendere migliore la vita di quanti, dall’interno, per lottare in nome della libertà, hanno oggi la vita rovinata. Una mutilazione, una violenza fisica, una persecuzione possono essere peggiori della morte stessa. Aiutiamoli in qualche modo, hanno dimostrato un coraggio esemplare. Molti di noi non possono neppure rientrare liberamente in Venezuela perché, come ha detto Llosa, siamo fichados (segnati) ma ne sarà valsa la pena.

Per concludere il mio pensiero: non lasciamoci prendere in giro da sedicenti politici. Concentriamoci piuttosto in aiuti concreti ai nostri studenti che affrontano, ogni giorno, la tirannia di Maduro.
Che poi ambasciate e consolati del Venezuela, direttamente implicati e pagati dalla ditattura, organizzino contro manifestazioni, lasciano il tempo che trovano, nessuno potrà mai credere che una dittatura assassina sia un governo giusto per un popolo.
La dittatura vive sulla paura della gente. Quando la paura finisce, il dittatore scompare! Gene Sharp