Mondiale Brasile 2014, Italia: battere la Costa Rica porta in semifinale

AP7806020348_0-kVpC-U80975342097Q3-620x349@Gazzetta-Web_articoloI numeri a volte ingannano ma spesso ci azzeccano e guardarsi alle spalle male non fa, se in qualche modo aiuta a sognare. O a focalizzare meglio gli obiettivi. Battere la Costa Rica, è scritto, per gli azzurri sarebbe una consistente (o forse definitiva, dipende da Uruguay-Inghilterra di oggi) garanzia di qualificazione con un turno di anticipo e vittoria del girone; battere la Costa Rica può significare, se la legge degli almanacchi è ancora in vigore, arrivare almeno fra le prime quattro del Mondiale. Non sentirete mai Prandelli dire già oggi che ci metterebbe la firma, ma se finisse così nessuno potrà mai dirgli di aver fatto un torneo deludente.

In tre occasioni, nella storia del Mondiale, l’Italia ha bissato nella seconda partita la vittoria ottenuta al debutto. Ai tempi dell’eliminazione diretta successe solo nel 1938 (prima la Norvegia e poi la Francia), e fu il prologo del trionfo finale a Parigi. Poi, nell’era dei gironi eliminatori, ovvero dal 1950, gli azzurri hanno onorato l’esordio otto volte, compreso il 2-1 contro gli inglesi a Manaus, e solo altre due volte si sono poi ritrovati a punteggio pieno dopo due gare: in Argentina nel ’78 e in Italia nel ’90. Bene: entrambe quelle vittorie della seconda tappa furono trampolini di lancio fino alla semifinale, una 12 anni dopo l’altra. La più recente nel “nostro” Mondiale, quando Schillaci già dalle prime due partite fece sentire il fiato sul collo a Carnevale e Vialli, come oggi Immobile fa con Balotelli, due ragazzi nati proprio in quell’anno: 1-0 all’Austria e poi 1-0 agli Usa, la barca di Vicini navigò agile fino alla semifinale, prima di arenarsi ai rigori contro l’Argentina e rassegnarsi alla finalina, poi vinta contro l’Inghilterra.

Fu molto meno amaro, nel ’78 in Argentina, andarsi a giocare (e perdere) il terzo posto con il Brasile. Perché quell’Italia fu una sorpresa più che una delusione, e fin dalle prime partite, contro Francia e Ungheria. Paolo Rossi mise subito due firme e il mondo iniziò a notare il talento giovane e incosciente di quel centravanti e di quel terzino sinistro (Cabrini) lanciati titolari a sorpresa, e non avevano neanche una gara di qualificazione alle spalle come oggi Sirigu, Darmian, Paletta e Verratti. Di quella squadra guidata da un tecnico, Bearzot, al suo primo Mondiale come oggi è Prandelli, capace di giocare un calcio nuovo che rapiva gli occhi, e pure il nostro sta facendo parlare. Si giocava in Sudamerica anche allora, come oggi, e in Italia furono notti passate a dire no al sonno, come sabato scorso per la sfida con l’Inghilterra. Finita 2-1 con un gol di un centrocampista (Marchisio) e un attaccante (Balotelli). E nel ’78 come andò la prima contro la Francia? Risultato finale 2-1, un gol di un attaccante (Paolo Rossi) e l’altro di un centrocampista (Zaccarelli): vuoi vedere che