Alitalia: da Lupi a Montezemolo, tutti tifano Etihad

Etihad

 

L’accordo con Ethiad è l’ultima occasione a cui Alitalia può sperare di aggrapparsi. Ad esserne convinto è il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ma anche un grande conoscitore degli Emirati Arabi come il numero uno della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo.

“I sindacati hanno dimostrato, fino ad oggi, grande responsabilità e sanno molto bene che abbiamo due opzioni davanti – ha detto ieri Lupi, a margine dell’assemblea di Federchimica – C‘è finalmente un grande piano industriale di rilancio che porterà Alitalia a essere tra le prime compagnie del mondo e ad avere un sistema aeroportuale italiano più forte. Oppure – ha tagliato corto il ministro – c’è il baratro“. 

Un avvertimento, neanche tanto velato, ai sindacati che – come è noto – guardano con grande fastidio alla proposta di procedere con gli oltre 2.200 esuberi dei lavoratori italiani prospettati dal vettore di Abu Dabhi. Che incassa, invece, il sostegno convinto di Luca Cordero di Montezemolo. Interpellato ieri dal Financial Times on line, l’imprenditore di Italo ha svelato di aver risposto alla “chiamata” dell’ex premier Enrico Letta che, circa un anno fa, gli chiese di oliare le trattative tra la compagnia aerea italiana e quella emiratina. “Ad Etihad non c’è alternativa per Alitalia – ha spiegato il patron della Ferrari – Non importa chi sia il proprietario, quello che è cruciale per italiani, turisti ed imprenditori è avere una compagnia competitiva che li porti ovunque”. 

Ma a minacciare il successo del negoziato non sono solo le resistenze dei sindacati italiani. Anche Air France ha, infatti, dato prova della sua avversione per l’operazione di fusione in corso di svolgimento inviando un esposto alla Commissione di Bruxelles per supposta infrazione delle regole europee. “Ognuno può presentare i documenti che vuole – ha commentato, a stretto giro, il commissario europeo Antonio Tajani – ma finché la maggioranza del pacchetto azionario rimane in Europa, non mi pare che ci sia nulla di contrario alle regole europee. In questo caso si tratta di una compartecipazione ad una società in cui la maggioranza – ha rimarcato Tajani – è ancora in mano all’Europa”.