Multiservizi Roma Spa, il caso di un’azienda sana a rischio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:18

I lavoratori della Multiservizi festeggiano l'esito del Consiglio Comunale‘Distruggere un’azienda sana e mettere per strada migliaia di persone era una follia che siamo riusciti ad evitare’; con queste parole del Consigliere Alessandro Onorato finiva la prima battaglia di una guerra contro l’ingiustizia subita dai dipendenti dell’azienda comunale “Roma Multiservizi Spa”. Una delle poche che nonostante la crisi continua a crescere da 20 anni chiudendo bilanci sempre in positivo.

La vicenda della  Roma Multiservizi nasce a fine maggio quando si fa pubblica la scadenza dell’appalto che le permette di coprire vari servizi del comune di Roma: pulizie dei luoghi pubblici, sorveglianza, trasporto scolastico o assistenza alle mense. Tali funzioni verrebbero date a cooperative private che non garantirebbero  la totalità dei diritti dei lavoratori, mettendo a rischio il posto di lavoro di più di 3.000 persone.

 “Se ora l’appalto è di 52 milioni di euro, con circa 4000 lavoratori, e il CNS (Consorzio Nazionale Servizi ) prevede un budget totale di 48 milioni con meno della metà dei lavoratori (1800), più una spesa di 4 milioni di euro per la esternalizzazione dei trasporti, i conti non tornano”, spiega Domenico in Piazza Montecitorio, dove i lavoratori si sono dati appuntamento lunedì mattina per protestare.

Quasi un mese di proteste, con il cuore in gola e l’incertezza di cosa sarebbe successo: “A casa mia lavoro solo io”, racconta Antonella con un figlio disoccupato a suo carico e uno stipendio di 400 euro. “Non è molto ma almeno è sicuro”, conclude. Questa è una delle caratteristiche della Multiservizi: non ha mai mancato o ritardato un solo pagamento, “ogni 15 del mese puntuale arriva lo stipendio. In caso questo giorno cada di domenica, il pagamento viene anticipato al venerdì”,  spiega.

Un’azienda solida, con più di due decenni di storia che impiega più di 4000 persone. “All’inizio eravamo duemila persone e ci occupavamo soltanto delle pulizie”, ricorda Marina, da vent’anni all’interno dell’azienda. “Fu un’iniziativa del Comune per dare un’occupazione, mediante concorso pubblico, a quelle persone che erano rimaste per strada dopo il crollo di varie aziende”.

Nata per dar lavoro, senza problemi di bilancio, ma a causa di una normativa nazionale che obbliga a quotare in borsa le aziende per presentarsi ai concorsi pubblici di concessione di appalti, rischia di non essere più in grado di avere un futuro. L’opposizione di Marino e dei suoi per non permettere alla Multiservizi  di andare sul mercato, la lascia fuori gara e la condanna a una svendita in piccoli pacchetti dove non sono inclusi, nella maggior parte dei casi, i dipendenti.

Una svendita riguardo la quale la maggioranza del Consiglio Comunale mostrava ieri pomeriggio di non essere d’accordo. Un totale di 48 consiglieri, presenti solamente 36 dopo il secondo appello, che all’unanimità hanno votato a favore della mozione di revoca proposta da Alessando Onorato, capolista della lista indipendente di Alfio Machini.

Sotto la statua di Giulio Cesare, nella sala che porta il nome dell’Imperatore e dove i lavoratori si sono rinchiusi la notte del 18 giugno per difendere i loro diritti, si produceva il miracolo: dopo aver girato un documento nel quale i vari partiti politici mostravano il loro disaccordo con la frammentazione della Multiservizi, ma in un modo molto fumoso dove non erano chiari né le tempistiche né il destino dei lavoratori- Onorato è riuscito a introdurre la parola “revoca”, decisiva. Un documento firmato da tutte le coalizioni, tranne da Marino e dall’Assessore alle Politiche Educative e Scolastiche Alessandra Cattoi.

Un primo passo per la conquista di una proroga che permetta alla Multiservizi di andare sul Mercato e di trovare una soluzione per i dipendenti a rischio. Una prima battaglia che si è tradotta in fischi, non più di protesta ma di gioia, e cori, non contro Marino ma a favore di Onorato, l’unico consigliere che si è interessanti sin dall’inizio alla vicenda. Conosciuto come difensore delle cause più nobili, per alcuni dette perse, per il momento non fa altro che sommare vittorie a favore non solo di un’azienda ma di tutta Roma.

Ieri i dipendenti della Multiservizi avevano 3000 motivi per sorridere e festeggiare e uno solo per il quale continuare a lottare: la firma da parte di Marino e l’assessore Cattoi di questa revoca. Così, dopo l’allegria iniziale si sono spostati dal Campidoglio a Via Capita Bacastro, dove si stavano tenendo le trattative tra l’assessore e i sindacati per l’eventuale passaggio alla CNS. Ma non si è firmato niente né da una parte né dall’altra, mentre il sindaco ha parlato di un possibile incontro il 15 luglio. Ma le tempistiche sono troppo strette e pur di evitare che le scadenze impediscano di tornare indietro e revocare l’accordo tra CNS e il sindaco, i lavoratori continueranno a manifestare in Campodoglio.

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