Fiat Termini Imerese: arrivano nuove proposte, ma i lavoratori restano cauti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:01

Fiat Termini Imerese

 

Le attività, nello stabilimento Fiat di Termini Imerese (Palermo), si sono interrotte nel 2001. Da allora un numero importante di sedicenti “salvatori” hanno promesso agli oltre 1.100 dipendenti in cassa integrazione l’imminente uscita dal tunnel. Che non è, invece, mai arrivata. Tanto che gli ex lavoratori della Fiat e dell’indotto hanno smesso di illudersi e accolgono, ormai con inevitabile cautela, tutte le novità che si profilano all’orizzonte.

L’ultima, in ordine di tempo, è la proposta presentata, nei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo economico, dalla Grifa (Gruppo italiano fabbrica automobili). L’azienda che, stando a quanto trapelato, si sarebbe costituita appena due mesi fa, avrebbe in progetto di produrre auto ibride ed elettriche (35 mila all’anno) e di riassorbire circa 450 persone, escluso l’indotto. Progetti ambiziosi, da realizzare con un investimento che, stando sempre ai rumors, potrebbe oscillare tra i 25 e i 100 milioni di euro. La proposta della Grifa avrebbe cautamente convinto gli interlocutori (dai rappresentanti del governo alle amministrazioni locali fino ai sindacati), che avrebbero quindi deciso di riconvocare i vertici dell’azienda il prossimo 8 luglio per ottenere maggiori dettagli.

Ma la Grifa non è l’unica “aspirante” alla riqualificazione di Termini Imerese. Anche la Mossi e Ghisolfi, multinazionale attiva nel settore della chimica, sarebbe infatti fortemente intenzionata a riattivare le produzioni dell’ex stabilimento Fiat. Ma non puntando sul mercato automobilistico, bensì su quello dei carburanti di seconda generazione, con un investimento che, sempre secondo i soliti beninformati, si aggirerebbe intorno ai 200-250 milioni di euro.

Senza dimenticare che a “dare una mano” ci penseranno anche il governo e la Regione Sicilia, che dovrebbero supportare lo start-up della nuova impresa di Termini Imerese con una cifra importante, vicina ai 750 milioni di euro complessivi (350 mln erogati dalla Regione e 400 circa dal governo centrale).

A rimanere coi piedi per terra sono, però, soprattutto gli ex dipendenti della Fiat. Come testimoniato da Roberto Mastrosimone, sindacalista della Fiom-Cgil: “Finché non vedremo aperti i cancelli dello stabilimento e i macchinari in funzione – ha tagliato corto – non possiamo stare tranquilli”.

 

 

 

 

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