Sel a pezzi: Vendola affonda sul Pd

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:01

Sel: Gennaro Migliore si dimette da capogruppo Camera

 

Ad aprire la faglia che sta portando un numero importante di parlamentari di Sel a lasciare il partito sono stati due “pezzi da novanta” come l’ex capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore, e l’ex coordinatore della segreteria nazionale, Claudio Fava. Due “vendoliani” doc, che non hanno mai scansato le telecamere per sponsorizzare le posizioni del governatore pugliese, che deve adesso fare i conti con un’emorragia che rischia di lasciare esangue il suo movimento.

A seguire Fava e Migliore (impensieriti dalla vocazione minoritaria di Sel) sono state Titti Di Salvo ed Ilenia Piazzoni. E dopo di loro, il tesoriere Sergio Boccadutri, Luigi Lacquaniti, e i tre colleghi alla Camera, Alessandro Zan, Fabio Lavagno e Nazzareno Pilozzi, che hanno voluto congedarsi dal leader con una lettera pubblica. “Caro Nichi – hanno scritto – ti comunichiamo, non senza tristezza, la decisione di lasciare Sel per riappropriarci della libertà del dubbio e della valutazione critica fuori dalla confortante sicurezza dei no a prescindere in cui siamo caduti”. Negli ultimi mesi – hanno aggiunto i tre ex “vendoliani” – Sel ha abbracciato posizioni in cui non riconosciamo più la nostra cultura politica, la stessa con cui anni fa abbiamo contribuito alla co-fondazione del partito e che poneva un obiettivo che a tutt’oggi consideriamo essenziale: quello di essere sinistra di governo. Crediamo che, abdicando a questo ruolo – hanno concluso i tre parlamentari – si rischi, progressivamente, di approdare a un atteggiamento politico minoritario quando, invece, le esigenze del Paese sono altre”.

Il je accuse mosso alla dirigenza di Sel è, insomma, quello di aver tracciato una linea di separazione troppo netta dal Pd di Matteo Renzi, a cui i fuoriusciti guardano, invece, con montante indulgenza. Di più: le distanze prese dai democratici condannerebbero Sel a un’ininfluenza politica che Migliore, Fava, Di Salvo &co. hanno scelto di non tollerare più. Ma il leader Nichi Vendola – che nel corso dell’ultima faticosa direzione nazionale ha rassegnato le sue dimissioni (poi respinte) – non ci sta. E usa parole di condanna contro il modus operandi del partito guidato da Matteo Renzi.

“Qualcuno del Pd sta provando a fare una campagna acquisti ed è meglio che la smetta subito – ha dichiarato il governatore della Puglia – Anche perché chi ha a cuore la politica come strumento di governo dovrebbe sapere che una forza come Sel, un pungolo a sinistra di un Pd che è un partito piglia-tutto, forse è necessaria. E’ veramente penoso vivere in un Paese – ha rincarato Vendola – in cui essere minoranza è percepito come essere irrilevanti. Soltanto nei Paesi illiberali, le opposizioni e le minoranze sono considerate così”.