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Politica in tv: Grillo torna a condannarla

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M5S

 

In principio fu il divieto totale. Quando il Movimento 5 Stelle fece irruzione nella scena politica nazionale, tra i “dogmi” non negoziabili, c’era quello di mantenere lontani i neo parlamentari 5 Stelle dal mezzo corrotto della televisione. Nessuna concessione a favore di telecamera, che – ne era convinto Grillo e con lui Casaleggio – avrebbe finito per mistificare ogni cosa, consegnando un’immagine falsata della proposta politica pentastellata.

Il diktat assunse poi contorni più sfumati, trasformandosi nell’inopportunità, per i neo eletti 5 Stelle, di partecipare a talk show confezionati in maniera faziosa. Una convinzione difesa con forza da tutti i parlamentari del movimento (fatta eccezione per gli “espulsi”) che – pur avendo superato l’idiosincrasia iniziale con i mezzi d’informazione (si pensi a volti ormai arcinoti come quelli di Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Paola Taverna, Nicola Morra: più che a loro agio con il mezzo televisivo) – non hanno mai acconsentito a partecipare alle “arene tv” in cui il messaggio politico viene – a loro giudizio – diluito a svantaggio dell’informazione.

Il rapporto tra la tv e il Movimento 5 Stelle è, da sempre, oggetto di grande attenzione. A noi pare che, col passare dei mesi, molti pentastellati siano riusciti ad assestarsi su posizioni più equilibrate, che hanno permesso loro di conquistarsi una fetta importante di consensi anche tra i telespettatori. Ad aiutarli sono state (forse) le “lezioni” di tv che, qualche mese fa, Gianroberto Casaleggio suggerì loro di seguire, ma qualcosa potrebbe presto cambiare. Almeno a leggere un passaggio dell’ultimo post pubblicato ieri da Beppe Grillo sul suo blog.

Tra le varie “leggende metropolitane” dei “pennivendoli” (alias giornalisti) messe alla berlina dal genovese, un posto d’onore viene infatti riservato a quella secondo la quale il M5S avrebbe perso le elezioni europee per via della sua scarsa frequentazione della tv. “Falso – ha tuonato Grillo – La televisione ci ha tolto voti perché ha omologato i nostri parlamentari alla Bonafè o alla Picierno. La televisione non ha memoria, non consente di approfondire, è il contrario della strategia comunicativa del M5S – ha rincarato il blogger – E’ stato un errore andarci che non sarà più ripetuto”. 

Un “indietro tutta” che potrebbe generare tensioni all’interno del movimento, spalancando discussioni molto accese sull’opportunità (o meno) di tranciare i rapporti con il medium più nazionalpopolare del Paese per rifugiarsi, in maniera esclusiva, nel “fortino” comunicativo della Rete in cui i pentastellati si muovono, da sempre, con grande agilità.