Censis: sull’Italia pesa anche lo spread digitale

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Ricordate lo spread che, nel novembre del 2011, fece rovinosamente cadere il governo Berlusconi spianando la strada ai tecnici? Calcolava la distanza, sempre più marcata, tra il valore (o rendimento) dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Un gap che ha contribuito a inchiodare l’Italia nelle retrovie delle classifiche europee. Ma accanto allo spread finanziario (che ha raggiunto adesso livelli più accettabili), esiste anche uno spread digitale che dimostra quanto il Bel Paese sia ancora poco “tecnologizzato”.

A indagare è stato il Censis, che ha calcolato come il ritardo dell’Italia sul fronte dei pagamenti per i servizi informatici, il commercio online e l’uso della moneta elettronica, rispetto alla media europea, abbia frenato e continui a frenare l’investimento (in reti e servizi innovativi) di ben 3,6 miliardi di euro all’anno.

Non solo: l’indagine condotta dal Censis ha messo a fuoco la scarsa familiarità di molti italiani con gli strumenti tecnologici. Le persone con età compresa tra 16 e 74 anni che utilizzano internet sono, infatti, in Italia il 58% del totale, contro il 90% del Regno Unito, l’84% della Germania e l’82% della Francia (la media europea è del 75%). Di questi, solo il 34% interagisce via web con le amministrazioni pubbliche, contro il 72% della Francia, il 57% della Germania e il 45% del Regno Unito (la media europea è del 54%).

E non va meglio al mondo imprenditoriale: delle 2.254 imprese iscritte nell’elenco ufficiale, il 60,9% non ha nemmeno un sito internet, mentre le imprese attive nel commercio elettronico in Italia rappresentano una vera e propria rarità essendo solo il 5% del totale, contro il 22% della Germania, il 19% del Regno Unito e l’11% della Francia (la media europea è del 14%). Ancora: le imprese italiane con almeno 10 addetti che hanno un sito web attraverso il quale ricevono ordinazioni online sono l’11,7% del totale, con un valore delle vendite realizzate via web pari solo al 2,1% del totale. Detta in numeri, queste imprese hanno incassato in Italia 12,2 miliardi di euro nel 2013: una cifra spaventosamente lontana dai 96 miliardi del Regno Unito e significativamente distante anche dai 50 miliardi della Germania e dai 45 miliardi della Francia.

A complicare la situazione del Bel Paese ci si mette poi la netta preferenza dei pagamenti in contanti (a svantaggio di quelli elettronici) e la scarsissima interazione tra il cittadino internauta e le amministrazioni che confina l’Italia al penultimo posto della classifica europea per uso dei servizi online della pubblica amministrazione.