F-35 sotto osservazione: anche il Pd adesso frena sugli acquisti

F-35

 

La notizia è giunta d’Oltreoceano qualche giorno fa: lo scorso 4 luglio, un incendio è scoppiato improvvisamente su uno degli F-35 partiti dalla base militare della Florida. L’Aeronautica americana ha ragionevolmente deciso di sospendere tutti i voli per avviare ispezioni più stringenti sugli apparecchi che, come è noto, non sono nuovi a “disguidi” di questo genere. 

Le perplessità, messe nere su bianco anche dal Pentagono, sull’affidabilità dei Joint Strike Fighter si fanno, insomma, sempre più robuste. Anche in Italia, dove a parlare è stato il capogruppo Pd in Commissione Difesa alla Camera, Gianpiero Scanu. “Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti confermano la bontà della nostra proposta di moratoria sugli F35 e di richiesta di un dimezzamento delle spese – ha detto – Ritirarci adesso (dal programma di acquisto dei cacciabombardieri, ndr) sarebbe prematuro e per questo ci muoveremo col buonsenso. Certamente però – ha precisato Scanu – non compreremo aerei che non siano assolutamente affidabili”.

Qualche settimana fa, anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva messo le ganasce all’operazione F-35 annunciando al Parlamento italiano la sospensione temporanea dell’acquisto dei chiacchierati cacciabombardieri americani. Uno stop non definitivo (ma subordinato alla stesura del cosiddetto “Libro bianco della Difesa”) che potrebbe però ridimensionare il numero dei velivoli che l’Italia si è impegnata ad acquistare.

E se a gioirne sono in tanti – i detrattori convinti del programma di acquisto degli F-35 si contano numerosi sia dentro il Parlamento (Sel e M5S) che fuori (vari movimenti pacifisti e antimilitaristi) – a preoccuparsi sono, invece, i dipendenti dello stabilimento di Cameri (in provincia di Novara), coinvolti direttamente nell’assemblaggio di alcune componenti dei velivoli. Se l’Italia, e con lei anche altri Paesi, dovesse decidere di ridimensionare (o addirittura di sospendere del tutto) le commesse, a pagarne il prezzo più caro potrebbero essere, nel nostro Paese, proprio gli operai di Cameri.