Margherita Hack, colei che osservava il cielo con i piedi per terra

MargheritaHackUn anno fa a Trieste, dopo una serie di complicanze a dei problemi cardiaci, scompariva la più popolare astrofisica italiana, Margherita Hack. Noi la vogliamo ricordare così:
L’astronomia ci ha insegnato che non siamo il centro dell’universo, come si è pensato a lungo e come qualcuno ci vuol far pensare anche oggi. Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della materia degli astri.”

Solitamente coloro che si occupano di cosmo e di esplorazione spaziale hanno quella tendenza un po’ sognatrice che li porta a immaginare le meraviglie e i misteri che si celano ad anni luce di distanza. Ma lei no, lei osservava il cielo coi piedi ben piantati a terra.
In una famosa intervista ha persino dichiarato che lo studio delle stelle non era affatto una sua passione, ma semplicemente il suo lavoro, un’occupazione come un’altra in cui è incappata per caso nel corso della vita. Ammettiamolo, era un personaggio perché, nonostante tutto, come raccontava lei l’universo e le stelle, non lo faceva nessuno. Riusciva ad incantare chi l’ascoltava, con il suo modo di parlare chiaro e spiccio: niente parole forbite, o paroloni soporiferi; piuttosto ogni tanto qualche parolaccia. Margherita Hack semplicemente raccontava il cielo e le stelle per quello che sono ed essendo una meraviglia già di loro, non c’era bisogno di aggiungere altro.
Ma a spiegare, lei ci riusciva benissimo, persino quando parlava di radioastronomia o di energia oscura: faceva capire tutto senza mai banalizzare. Ed è quando comprendi qualcosa che quella diventa interessante, e magari finisce pure che ti ci appassioni. Alcuni sono arrivati addirittura a farne il proprio lavoro, altri, come noi, hanno scoperto anche la passione per lo spazio “fantascientifico”, quello con cui immaginiamo mondi e segreti lontani, oltre le stelle. Naturalmente questo non era nelle intenzioni della Hack, ma alla fine non c’è nulla di male a ringraziarla lo stesso per aver contribuito a farci conoscere il cosmo e per continuare a farci sognare con i suoi libri.