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Da Fitto a Civati: quelli che dicono no al capo

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Civati

 

Traditori o liberi pensatori? Coloro che osano mettere in discussione la bontà delle idee sostenute dai leader sono risorse importanti o “tossine” da espellere? Stimolano una discussione più approfondita e dunque meritoria all’interno del partito o puntano, piuttosto, a detronizzare il capo per ereditarne il comando? E’ questa la domanda che ci si pone, da sempre, in ambito politico, nel tentativo di ingabbiare i cosiddetti “outsider” dentro schemi fermi e riconoscibili.

Ma la domanda è, con ogni probabilità, destinata a rimanere irrisolta. Se non altro perché le obiezioni che vengono periodicamente sollevate all’interno del partito da chi nel partito ha deciso di militare non possono essere accomunate in maniera indistinta, ma andrebbero analizzate singolarmente. Un’operazione lunga e delicata, che lasciamo agli esperti più accreditati di noi.

Ci limiteremo piuttosto qui a riferire sulle situazioni più recenti che, nel pieno rispetto della par condicio, riguardano sia il Pd di Matteo Renzi che Forza Italia di Silvio Berlusconi. Il discorso potrebbe interessare anche il Movimento 5 Stelle che, come è noto, nella sua pur recente storia politica, ha già collezionato un discreto numero di “espulsioni”. Persone che sono state allontanate (su ratifica della Rete) perché ritenute “irrispettose” delle regole che il movimento aveva deciso di imporsi e che, proprio per questo motivo (forse), meritano un giudizio diverso.

Ma tornado ai due partiti sopra menzionati, non è un mistero che il Pd sia da sempre attraversato da “correnti” che ne minano la compattezza. La nuova “gestione Renzi” sembra, però, aver depotenziato le dissidenze (almeno in apparenza) tanto che anche i più convinti “bersaniani” della prima ora si sono convinti, in un arco di tempo straordinariamente stretto, dell’opportunità di convertirsi al credo renziano. Ma c’è chi ha scelto di dire apertamente no al segretario-premier, come Pippo Civati che ha organizzato una tre giorni a Livorno per prospettare un’altra idea di sinistra, che poco (quasi nulla) ha da spartire con il disegno di governo delineato dal fiorentino. I sorrisetti obliqui tra i suoi colleghi di partito non sono mancati mentre il presidente del Consiglio (“convitato di pietra” del Politicamp di Civati) ha risposto all’iniziativa con un silenzio che sa di sdegnosa indifferenza.

E nel centrodestra? Nell’acciaccato partito dell’ex Cavaliere si è levata ieri (ma era in realtà già successo in passato) la voce critica di Raffaele Fitto, che ha inviato una lettera aperta al suo leader. Un testo diretto in cui l’ex governatore della Puglia ha sostanzialmente scritto a Berlusconi di considerare poco convincente la scelta di assecondare, in maniera acritica, le presunte mire riformatrici del premier. “Sembriamo ipnotizzati da Renzi, ha osato scrivere Fitto nella lettera recapitata al presidente di Forza Italia che, stando a quanto trapelato, ha provocato lo sconcerto di molti colleghi di partito che da tempo lo guardano di traverso. Non sono pochi coloro che, all’interno di Forza Italia, pensano infatti che il fresco europarlamentare (che ha fatto incetta di voti) sia intenzionato a replicare il “tradimento” di Angelino Alfano, assestando così il colpo mortale al partito del senatore decaduto.

L’opinione che molti colleghi hanno dei cosiddetti “dissidenti” non è , insomma, delle migliori. Ma non è detto che coincida con l’idea che simpatizzanti e militanti dei partiti si siano fatta di loro. Per venirne a capo, occorrerebbe documentarsi con scrupolo per comprendere se coloro che sollecitano discussioni all’interno dei partiti siano realmente interessati a intavolare un confronto schietto e leale o mirino piuttosto a guadagnarsi il loro “posto al sole”, puntando su una dissidenza che viene puntualmente premiata dai mezzi d’informazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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