Alitalia-Etihad: la Cgil si sfila dall’accordo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:04

Conferenza di programma Cgil

 

Tre giorni per pensarci, poi la risposta, giunta nel giorno in cui il numero uno di Etihad, James Hogan, atterra in Italia per accertarsi sul buon esito dell’eterna trattativa che dovrebbe sancire, a fine mese, la fusione con Alitalia. La Cgil ha ufficializzato ieri il suo responso sfilandosi definitivamente dall’accordo sottoscritto invece dagli altri sindacati. Perché? La Confederazione guidata da Susanna Camusso considera eccessivo il sacrificio chiesto ai lavoratori e lamenta l’assenza di una politica di settore che li tuteli in maniera adeguata.

Per essere precisi: la nota vergata ieri dalla Cgil per spiegare le proprie ragioni, prevede anche dei passaggi “lusinghieri”, come quello in cui il piano prospettato dalla compagnia emiratina – che punta a migliorare gli standard qualitativi e ad incrementare le rotte intercontinentali – viene sostanzialmente promosso. Ma ci sono altri fattori da prendere in considerazione: “La crisi di Alitalia – ha messo nero su bianco la Cgil – è indotta dalla palese inadeguatezza del ‘piano fenice’ oltre che dall’assenza di una politica di settore e certamente non dipendente da fattori riconducibili al lavoro”.

I “colpevoli” vanno, insomma, cercati altrove: è il convincimento del sindacato “rosso”, che ha rifiutato l’idea che a pagare il prezzo più alto siano, ancora una volta, i lavoratori. Non solo: le soluzioni individuate dall’accordo in merito agli esuberi non convincono affatto la Cgil. “Rimane incomprensibile – si legge nella nota diffusa ieri – la posizione dell’azienda Cai che ha respinto qualsiasi mediazione utile ad evitare la messa in mobilità e i licenziamenti, rifiutando la proposta, ritenuta percorribile anche dal ministero del Lavoro, di utilizzo della Cigs per accompagnare lo sviluppo del piano industriale”.

“Le modalità di trasferimento del personale e la conseguente angosciosa prospettiva del licenziamento – continua il comunicato – avviene peraltro attraverso soluzioni di dubbia legittimità che l’azienda dovrà affrontare. Le ipotesi di ricollocazione appaiono incerte ed aggiungono ragioni di grande preoccupazione tra i lavoratori. Per questi motivi – è stata la conclusione – la Cgil e la Filt confermano la non sottoscrizione dell’intesa così come si è determinata il 12 luglio 2014″.

Cosa implica il no scandito ieri dal sindacato guidato da Susanna Camusso? Per il ministro Maurizio Lupi ben poco. Il titolare dei Trasposti è convinto che la porta sbattuta in faccia dalla Cgil all’intesa siglata sabato scorso non inficerà, in alcun modo, il buon esito della trattativa. Il sì accordato dalle altre sigle sindacali blinderebbe, infatti, il testo in maniera assoluta, mettendolo al riparo da qualsiasi “scossone” esterno. Resta da capire se l’australiano Hogan condividerà l’analisi del ministro Lupi o si lascerà impressionare (negativamente) dal “braccio di ferro” italiano.

 

 

 

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