Alitalia-Etihad: arriva l’ostacolo Poste

Poste Italiane

 

L’unione tra Alitalia ed Etihad rischia di risultare più contrastata di quella di Romeo e Giulietta. Dopo gli “inciampi” sul tema degli esuberi e sull’accordo che riguarda il costo del lavoro (che ha creato profonde frizioni con alcuni sindacati), adesso è Poste Italiane a seminare nuovi sassi lungo il sentiero.

Il nuovo amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, non ha mai manifestato grande entusiasmo per l’operazione di fusione in corso. E avrebbe, nelle ultime 24 ore, posto nuove condizioni chiedendo di investire la cifra pattuita di 39 milioni di euro esclusivamente nella Nuova Alitalia e non nella vecchia compagnia (la Holco) che dovrà fare i conti con i debiti e gli esuberi collezionati dall’ex compagnia di bandiera italiana in anni di cattiva gestione.

Nello specifico, Poste avrebbe chiesto di diventare il terzo azionista della newco con il 5% delle azioni, che andrebbero a sommarsi al 46% nelle mani di Cai e al 49% di Etihad. Una richiesta ardita, che ha fatto infuriare Intesa San Paolo (primo azionista della vecchia Alitalia con il 20,59%) e Unicredit (che detiene invece il 12,99% delle azioni). Ai due istituti di credito non è, infatti, sfuggito che la mossa di Poste miri a “sfilarsi” dalla parte più faticosa dell’accordo scaricando il peso dei debiti fin qui accumulati solo sulle loro spalle

“Se Caio non fa marcia indietro riallineandosi al piano Etihad, noi prenderemo il largo – avrebbe paventato un banchiere coinvolto nella trattativa – È inaudito, Poste oggi è un azionista come gli altri, che ha accettato le condizioni di Alitalia fin dal momento in cui è entrata nel capitale. Che senso ha chiedere un trattamento privilegiato?”.

Per scongiurare l’ennesimo insidiosissimo stallo, banche, Poste, advisor e rappresentanti del governo si incontreranno oggi a Roma. In un confronto che si preannuncia rovente (nonostante la pioggia delle prime ore del mattino) e che minaccia di procrastinare, una volta in più, il “decollo” della fusione mettendo a dura prova la capacità di sopportazione degli emiratini.