Sentenza Michela Roth: non era abusiva e svolgeva un servizio regolare. Così si conclude la spy story

Michela Roth con Cosmo de la FuentePuò una donna essere discriminata per aver scelto di posare come modella per un servizio sexy?

Discriminazioni e persecuzioni varie per donne, uomini, papà, maestre, modelle: vediamo a che punto siamo.

Nel 2014 la situazione appare pessima. E ritorno a un mio cavallo di battaglia: NO DISCRIMINATIONS.

Ma ricordiamo gli eventi: il 27 marzo del 2012, vigilesse in borghese, mimetizzate dall’appartamento di fianco all’asilo, hanno ripreso i bambini dell’asilo di Michela. Quando se ne è accorta ha chiamato i Carabinieri e i vigili in gonnella se la sarebbero data a gambe dimostrando non avere alcun permesso per quella che, all’epoca, è stata definita una spy story. Non avevano mandati ma, ugualmente, il 19 aprile è arrivata una sanzione di 3.333 Euro, giustificata dal fatto che in asilo vi erano 15 bambini e il servizio di “baby-sitting”, sempre secondo una legge oggi risultata discutibile, era abusivo. Anche in tv, nella trasmissione di Barba d’Urso, che sguazza alla grande nei drammi altrui, il sindaco dell’epoca, Milena Zanna, aveva dichiarato che Michela Roth era un’abusiva.

Subito dopo, il ministero del lavoro, allertato, ha fatto arrivare una multa di 40.000 euro sempre perché la Roth sarebbe stata abusiva. A seguito di questa che oggi Michela chiama persecuzione, il sindaco, racconta, diffidò tutti i genitori a portare i bambini presso il suo asilo. Da qui una serie di offese a Michela e di mamme “associate”, per modo di dire, contro di lei. Su Facebook sono apparse frasi ingiuriose del tipo: “eh la m…a si rivolta nel badile; gli scarafaggi li bruciamo con il lanciafiamme e non con i fiammiferi; le faremo fare la figura di m… a lei e a tutti i suoi amici”. Insomma una persecuzione vera e propria scaturita da un risentimento perché la Roth, nel frattempo, era diventata celebre per via di alcune foto che avevamo pubblicato. Scatti sexy ma insomma nessun danno, un bel corpo in abiti sexy, foto che si vedono normalmente in molti profili di face book.

Migliaia sono i fans di Michela in tutto il mondo e così la sua storia fece il giro del mondo.

Cliccando su questo link, potete leggere l’articolo che pubblicò al riguardo “Il Resto del Carlino”.

Io, a quei tempi, oltre ad essere (e lo sono) amico di Michela, mi occupavo, gratuitamente, del suo Ufficio Stampa. È più forte di me: dove ci sono casi di discriminazione, non posso esimermi dall’intervenire in maniera mediatica. Oggi il tutto si è risolto grazie all’intervento di un legale che, come me, ha capito che si trattava soltanto di una persecuzione; il Professor Angelo Scavone del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna ha seguito il suo caso che si è concluso con la sentenza di Venerdì: non era abusiva e svolgeva un regolare servizio di babysitting.

Beh, che dire, una storia all’italiana. Ma quando capiremo tutti che il razzismo e la discriminazione non portano a nulla? Il male, normalmente, si ripercuote su chi la esercita. Non rispettare le scelte di ogni individuo, quando queste non arrecano danno a nessuno, significa non rispettare la libertà di pensiero e di espressione. Anche in questi casi vengono negati i diritti umani.

Parlerò più avatni, molto volentieri, di un amico “Papà” discriminato e massacrato. Malgrado abbia vinto le cause, il tribunale abbia deciso che doveva stare con il suo bimbo (cosa difficilissima), la ex-moglie cosa fa? Si procura documenti falsi e parte… e dove va? In VENEZUELA… ce ne saranno delle belle!