22 Jump Street: la recensione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:30

22JumpStreetSchmidt (Jonah Hill) e Jenko (Channing Tatum), due agenti a caccia di narcotrafficanti, sono di nuovo in azione. Se con il primo film i due si erano infiltrati all’interno di un liceo, grazie al loro aspetto giovanile, adesso dovranno nuovamente infiltrasi tra i giovani; e questa volta vengono mandati ad indagare in un college: un nuovo tipo di droga, la WyPhy, attrae i giovani ma ha già causato morte. Bisogna dunque scoprire, agendo sotto copertura di essere studenti, chi la fa entrare nell’università.
La coppia è unita nell’azione ma divisa negli interessi: uno è affascinato da una ragazza pseudo artista bohemien e il secondo sempre più legato ad uno studente campione della squadra di football.

I sequel spesso, dopo il successo del primo, sono sempre sull’orlo del fallimento. Un rischio che si fa ancora più minaccioso se il film si rifà a una serie tv non recentissima degli anni ’80.
Phil Lord e Christopher Miller hanno sfidato la sorte, e dalla loro parte stava la sicurezza di potersi affidare a una coppia assolutamente rodata nel film precedente come quella formata da Jonah Hill e Channing Tatum. I due sono consapevoli di potersi caricare sulle spalle il peso (che sanno far diventare leggero) di numerose coppie del cinema comico. Lord e Miller chiedono infatti alle loro star di sapersi confrontare con situazioni e ritmi narrativi molto diversi tra loro. Dal prologo esilarante si passa alla “serietà” per poi svariare dalle gag più veloci alla presa in giro degli action movie più esagerati non avendo timore di toccare livelli alti, tutto questo grazie alla consapevolezza di avere a disposizione quella capacità di far ripartire anche una situazione parzialmente stagnante. Al loro fianco troviamo un Ice Cube perfettamente a suo agio nel ruolo del capitano Dickson a cui, in questa occasione, viene fornito un motivo in più per prendersela con i due malcapitati sottoposti.

Con 22 Jump Street i due registi hanno volato alto con idiozie volutamente marcate, assurdità varie e doppi sensi, senza mai limitare l’azione, la spettacolarità del ‘poliziesco’ ed amplificando ancor di più l’incompatibilità solo apparente dei due idioti protagonisti: da una parte Tatum, che ha trovato una nuova versione di se’ oggettivamente spassosa, e dall’altra Hill che quando è a briglie sciolte, diventa semplicemente irresistibile. Probabilmente mai si era vista un simile rapporto d’amicizia maschile sul grande schermo, con un enorme ventaglio di emozioni spiccatamente eterosessuali, ma con una sorta di “bromance” velata.

Si ride ininterrottamente in 22 Jump Street, provocando lacrime nate da sketch che in altri contesti mai avrebbero generato simili sensazioni, per diffondersi invece a macchia d’olio dinanzi agli esplosivi Tatum ed Hill.
Oltre al caso da risolvere, in sostanza, Schmidt e Jenko dovranno capire in che direzione stia andando il loro rapporto, prima che le strade si separino una volta per tutte.

Decisamente più presente e protagonista è il personaggio di Ice Cube, a cui i due registi hanno affidato un lungo arsenale di battute in grado di smantellare la serialità hollywoodiana, mentre durante i meravigliosi titoli di coda si farà spazio un Seth Rogen versione “sostituto”, con James Franco di ritorno grazie ad un cameo e Peter Stormare immancabilmente nei panni del mafioso russo: come vuole la tradizione, ma con zainetto “fucsia“‘ in spalla.

Praticamente e inspiegabilmente passato inosservato nei cinema d’Italia, 21 Jump Street ha avuto il merito di lanciare in orbita una doppia coppia di registi ed attori che con questo sequel è riuscita persino a superarsi, riportando sulle sale cinematografiche di questo periodo una sana comicità.

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