Confindustria lancia l’allarme: Sud al collasso

Crisi Sud

 

I più che sconfortanti numeri diffusi ieri da Confindustria confermano l’immagine di un Sud ormai (quasi) irrimediabilmente fiaccato dalla crisi.

Dal 2007 a oggi, stando all’indagine di Confindustria e Srm Ricerche, sono andati persi 47,7 miliardi di euro di Pil, quasi 32 mila imprese hanno dovuto chiudere i battenti e più di 600 mila persone hanno perso il lavoro. A completare l’allarmante contabilità: le 114 mila persone che al Sud sono in cassa integrazione e i quasi due giovani su tre che non riescono a trovare lavoro.

Un quadro veramente preoccupante, che non lascia presagire niente di buono neanche per l’immediato futuro. Lo studio di Confindustria ha, infatti, messo in evidenza come, dall’inizio dell’anno in corso, il trend sia rimasto marcatamente negativo, come dimostrato dal dato che riguarda il numero dei fallimenti delle imprese meridionali, in crescita del 5,7% rispetto all’anno precedente.

Ma cosa ha determinato una tale situazione? Secondo gli analisti di Viale dell’Astronomia, a deprimere in maniera così importante l’economia del Sud è stato il costante calo di investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi di euro nel periodo preso in esame (dal 2007 al 2013). Soldi in meno non solo per l’industria, ma anche per l’agricoltura e la pesca, settori in cui il Mezzogiorno ha cercato da sempre di accorciare il gap di crescita con il resto del Paese.

Da qui la sollecitazione di Confindustria, che ha pressato sulla necessità di procedere con le riforme istituzionali e strutturali di cui il Paese ha un innegabile bisogno e di avviare una politica economica tesa a incoraggiare nuovi investimenti al Sud. Più facile a dirsi che a farsi.

Ma la fotografia consegnata ieri da Confindustria ha concesso anche qualche pallido spiraglio di luce. Come quello che riguarda l‘export che è cresciuto del 2,4% dal 2007 al 2013. Non solo: anche il numero di società di capitali è aumentato del 3,2% dal 2012 al 2013, così come il numero delle imprese guidate da giovani che, nell’arco di un anno, è cresciuto di 50 mila unità. Piccoli segnali positivi a cui aggrapparsi in attesa che la tempesta finisca di infuriare.