Eni Gela: tutti in piazza con i lavoratori

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E’ il giorno dello sciopero generale nella cittadina di Gela. A scendere in piazza al fianco dei 3.500 lavoratori (tra diretto e indotto) del petrolchimico Eni ci saranno praticamente tutti: studenti, commercianti, partiti politici, sindaci del comprensorio, delegazioni dei poli chimici siciliani. E non dovrebbero mancare neanche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana.

La mobilitazione, promossa da Cgil, Cisl e Uil, vuole mantenere alta l’attenzione generale sulla vertenza della raffineria gelese che, stando alla versione dei sindacati, rischia di lasciare a casa molti lavoratori. Nel dettaglio: le sigle sindacali rivendicano il rispetto degli impegni presi dal gruppo Eni un anno fa, quando aveva promesso un investimento di 700 milioni di euro per il rilancio del sito. Non solo: sindacati e dipendenti chiedono a gran voce che l’azienda renda noto i contenuti del nuovo piano industriale che – è il loro sentore – mirerebbe a ridimensionare il ruolo dell’impianto gelese.

Dal canto suo, l‘Eni avrebbe più volte smentito l’intenzione di chiudere il petrolchimico in provincia di Caltanissetta annunciando piuttosto investimenti per oltre 2 miliardi di euro. Una cifra importante, che il colosso dell’energia vorrebbe utilizzare per promuovere lo sviluppo e la produzione di bio-carburanti e per creare un centro di formazione mondiale sui temi della salute e dell’ambiente.

Ma la proposta “eco-sostenibile” del gruppo non convince affatto sindacati e forze politiche. Perché? I nuovi piani di sviluppo prospettati dall’Eni non garantirebbero, a loro dire, gli attuali livelli occupazionali e prefigurerebbero piuttosto licenziamenti in un territorio già profondamente segnato dalla crisi e dalla disoccupazione (soprattutto giovanile).

Da qui la mobilitazione generale di oggi, cui seguirà lo sciopero di domani dei 30 mila dipendenti dell’Eni che dovrebbero incontrarsi a Roma per manifestare la loro preoccupazione. Mentre mercoledì 31 luglio, sindacati,  dirigenti, amministratori locali e nazionali dovrebbero rincontrarsi al ministero dello Sviluppo economico per riprendere le faticose trattative sul petrolchimico di Gela.