The Inner World: la recensione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:30

In uno spazio situatTheInnerWorldo nelle profondità della terra vive una Nazione molto particolare abitata da strane creature, dal naso altrettanto singolare, chiamati Asposians. Quasi tutto in Asposia è guidato dai venti sacri degli dei, ma recentemente questi venti sacri sono misteriosamente spariti, tranne uno, il che potrebbe rappresentare una catastrofe e la fine stessa di Asposia. Un semplice musicista di nome Robert involontariamente detiene nelle sue mani il destino del mondo intero… tutto questo rende The Inner World, titolo dello Studio Zibfin, una piccola e piacevole sorpresa videoludica.

Cominciamo dalla trama: siamo ad Asposia, un mondo fantastico in cui la vita ed in particolare la luce dipendono dal vento, unico elemento in grado di illuminare e portare calore a quelle terre. A sua volta, il vento è alimentato da sacre fontane; da anni, tuttavia, quasi tutte prosciugate, così che ne è rimasta solo una ancora sgorgante. La conseguenza è che Asposia è sull’orlo del collasso ed è attualmente governata dal monaco Conroy, il quale interpone i suoi uffici per contenere gli assalti dei Basylians, divinità del vento aggressive e dallo sguardo letteralmente pietrificante; solo Conroy ha la capacità di placarne l’ira, riuscendo di fatto a mantenere l’ordine.

Insieme a Conroy vive un ragazzo, Robert, adottato pressoché dalla nascita e che ha sempre vissuto nella protezione del palazzo da cui Conroy. Non avendo mai avuto occasione di esplorare il mondo esterno e di fare le sue esperienze, il giovane si distingue per avere il naso a forma di flauto, con i relativi forellini per suonarlo, anziché semplicemente a strisce.

Accade un giorno che, mentre questi lucida un monile di valore appartenente a Conroy, dalla finestra entra un piccione (che Robert decide di chiamare Peck) e che il volatile per gioco si impossessi del pendaglio, volando via per il condotto di scarico. Robert, consapevole della punizione cui andrebbe incontro se il pendaglio non venisse ritrovato, si getta alla ricerca di Peck e del monile, catapultandosi d’improvviso in un mondo che fino ad allora ignorava; si imbarcherà così in un viaggio nel corso del quale conoscerà tante persone, imparerà tante cose e scoprirà anche la sue origini.

I primi minuti di gioco sembrano un po’ pesanti e noiosi, ma dopo il primo capitolo, il gioco recupera alla grande. Il mondo di Asposia è un mondo a sé, con le sue peculiarità, a partire dall’idea che luce e vento siano strettamente correlati, ma non soltanto; ad esempio scopriremo che la musica ha un ruolo di primo piano nella struttura del gioco.

L’accompagnamento musicale è infatti di ottima qualità, assolutamente adatto alle atmosfere immaginarie ricreate e pertinente alle singole locazioni e circostanze di gioco, sempre gradevole e mai fuori luogo. Il comparto audio mantiene la stessa qualità anche per quanto riguarda le voci (ahimè inglesi): sicuramente azzeccato il timbro di Robert, da ragazzino un po’ ingenuo e insicuro, così come quello di Laura, l’Asposiana che incontrerà praticamente subito e l’accompagnerà lungo l’avventura, o quello del custode Steve. Meno presenti sono invece gli effetti sonori ambientali, ma non ci si bada più di tanto, insomma, in generale quest’aspetto è senz’altro curato al massimo.

Dal punto di vista grafico, invece, il titolo si difende bene con un tratto cartoonoso. Tuttavia, la scelta di stilizzare più i personaggi rispetto al resto ha il suo perché, rendendoli di fatto più “ispiratori” di simpatia.

Nella sfera degli enigmi, qui siamo decisamente sul classico. Quasi sempre avremo a che fare con enigmi da inventario, nel quale in genere difficilmente riusciremo a raggiungere la decina di oggetti, comunque combinabili tra loro o con lo scenario. Tuttavia, non mancano enigmi deduttivi e soprattutto musicali, visto che più di una volta dovremo impugnare il nostro flauto-naso ed accennare a motivetti musicali che ci consentiranno di risolvere alcune parti e nel contempo ci ricorderanno la trama portante di The Inner World.
I salvataggi sono automatici ma anche personalizzati, tuttavia ne avremo uno solo per ogni partita; avremo infine anche una simpatica sezione in cui potremo cimentarci nell’esecuzione dei brani del gioco col flauto, con un sistema tipico di titoli come Guitar Hero.

In conclusione, The Inner World è un titolo dalla durata media (circa 12 ore), indubbiamente piacevole, anche grazie al diffuso umorismo di cui è cosparso: il giocatore infatti non avverte mai la sensazione di essere sperduto e da solo, ma sempre in compagnia dei personaggi e della storia che si sviluppa man mano che procede, con dialoghi ed intermezzi che rivelano il passato di Robert e di Asposia e che tengono ben vivo l’interesse verso il susseguirsi dell’avventura.

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!