Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie: la recensione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:15

ApesRevolutionDopo una sorta di reportage giornalistico che illustra molto rapidamente il diffondersi del virus che ha decimato la popolazione mondiale, sono trascorsi “dieci inverni” dalla quasi totale estinzione del genere umano: l’umanità è stata pressoché cancellata salvo un esiguo numero di persone, geneticamente immuni al virus delle scimmie. Dopo all’incirca quindici anni dagli eventi di San Francisco, quando Cesare e le altre scimmie si rifugiarono nella foresta, la comunità di questa razza ha registrato uno sviluppo notevole.
Le vicende di Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie si aprono proprio sul leader Cesare, capo che conduce la sua specie dalla cattività di zoo e laboratori alla lenta formazione di una vera e propria civiltà.

Questa saga, in linea col genere d’appartenenza, si prefigge ancora una volta di stimolare un dibattito che tocchi l’attualità più viva. Il leitmotiv del primo film “Rise of the Planet of the Apes” era evidentemente quello di stampo ecologista, mentre qui pare emergere in maniera seppur meno netta la questione “razziale“: è possibile una convivenza pacifica tra due o più razze diverse sotto lo stesso tetto? Gli autori di Apes Revolution intendono affontare la tematica, opponendo una civiltà nascente ad una oramai in decadenza, mentre prova a rialzarsi da questa ”onda d’urto” che l’ha travolta.
Nel film lo scontro tra scimmie e uomini è costantemente vissuto come inevitabile, non tanto perché una razza è superiore all’altra, quanto perché la natura di entrambe resta fortemente segnata dalla violenza. Sia da un lato che dall’altro la risposta più spontanea al confronto è la soppressione del “nemico” quale fonte anzitutto di paura.

Elemento essenziale del film è la tecnica. Parliamo di un film, Apes Revolution, in cui il ricorso alla computer grafica è notevolissimo, per cui dosare tale aspetto avrebbe significato vanificare l’intero progetto. Ed invece quello che ci troviamo dinanzi è un contesto dove l’ampio uso di effetti speciali si nota appena, e per lo più nelle fasi che si vogliono maggiormente movimentate. Impressionante è l’uso del motion capture, che tocca qui vette ineguagliate: movenze ed espressioni facciali vengono bene integrate al contesto rendendo la trama ancora più vissuta appieno dai personaggi.

Azioni incalzanti solo nell’ultima fase, quando la struttura narrativa converge verso la “guerra”. Cesare, che ha sviluppato un forte senso di responsabilità verso la propria specie, ma in particolare verso la propria famiglia, deve poco alla volta ricredersi, mantenendo la sua posizione di eroe così per come ci è stata trasmessa nel corso dell’intera saga; tanto che l’epilogo non farà che confermare le sue contrastanti emozioni/sensazioni di inizio film. Gli uomini, d’altro canto, sono solo dei contorni di trama, ad eccezione del solo Malcom, unico contatto con quella razza di cui la desolata e devastata San Francisco ne è l’emblema.

Apes Revolution si mostra dunque come un prodotto ben equilibrato. Intrattiene, e lo fa con gusto, un pubblico piuttosto eterogeneo. Il genere non è quella fantascienza dal respiro così ampio come vorrebbero farci credere, ma si sofferma perlopiù all’action.
Ben girato,il lungometraggio, non eccede in virtuosismi proprio affinché più gente possibile possa godersi lo spettacolo; concedendosi peraltro qualche parentesi che chiama ad un sorriso. Dunque Matt Reeves è riuscito piuttosto bene nell’intento; forse addirittura meglio del collega Wyatt.

D’altronde la guerra è appena cominciata.

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!