Alitalia-Etihad: l’accordo è a un passo ma a Fiumicino i lavoratori si preparano alle barricate

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A chi si è appassionato alla telenovela dei cieli che ha come protagoniste Alitalia ed Etihad occorre spiegare subito che la firma che dovrebbe spianare la strada questa mattina all’agognata fusione potrebbe non rappresentare la chiusura definitiva dei giochi. Perché? Se il faticato accordo dovesse essere raggiunto oggi, infatti, l’operazione passerebbe a settembre al vaglio dell‘Unione europea che dovrà verificare l’effettivo rispetto di tutte le normative. A tentare di condizionare il suo giudizio (in senso negativo) ci saranno molte compagnie aeree straniere, come Air France e Lufthansa, che guardano già da tempo con grande insofferenza all’annunciato matrimonio italo-emiratino.

Ma andiamo con ordine: quella di ieri è stata una giornata segnata da tanti incontri, durante i quali si sarebbero definiti tutti i dettagli dell’accordo tra Alitalia ed Etihad. Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, già ieri faticava a contenere la grande soddisfazione: “E’ stato fatto un buonissimo lavoro – ha scandito – E’ un’iniezione di fiducia per il Paese”.  

L’ottimismo del ministro non si è allentato neanche quando i cronisti lo hanno interpellato sul nodo più spinoso di tutti, quello che riguarda gli annunciati esuberi. “Saranno circa 950 – ha confermato Lupi – ma ci saranno gli ammortizzatori sociali e misure che aiuteranno a trovare un altro lavoro. Con il sistema aeroportuale di Fiumicino che si svilupperà e quello di Malpensa che avrà un forte rilancio – ha aggiunto il responsabile dei Trasporti – ci sarà opportunità di impiego per tutti”. 

A minare tanta fiducia è arrivata, però, ieri la nota dell’Autorità di Garanzia che, su segnalazione di Alitalia, ha vaticinato un week end nero per i viaggiatori in transito per Fiumicino. “Nel prossimo fine settimana – ha avvertito l’Authority – vi sarebbe l’altissimo rischio che gran parte del personale tecnico della compagnia, in servizio presso l’aeroporto di Fiumicino, possa astenersi in massa dal lavoro, presentando certificati medici”.

Un’eventualità che ha spinto chi di dovere a predisporre le eventuali contromisure: “L’azione di venerdì potrebbe portare alla paralisi dello scalo di Fiumicino – ha detto il solito Lupi – Se tutto ciò fosse vero, non sarebbe accettabile né tollerabile. Ho chiesto al ministro della Salute di attivarsi per provvedere a tutti i controlli del caso”. La posta in gioco è, infatti, troppo alta e il governo sa che, se le proteste dei lavoratori Alitalia dovessero centrare l’obiettivo, la pazienza dell’ad di Etihad, James Hogan (reduce da vertici e trattative sfiancanti) potrebbe esaurirsi definitivamente mandando il piano all’aria.

Il tutto mentre i soci italiani cercano, in extremis, di ritagliare per sé le condizioni più vantaggiose. Come Poste Italiane che, stando ai rumors circolati nelle ultime ore, oltre al mantenimento della piccola compagnia Mistral Air, dovrebbe ottenere l’autorizzazione a vendere presso i propri uffici i biglietti aerei e a proporre assicurazioni sui viaggi potenziando così il suo giro di affari. E le banche coinvolte nell’operazione? A non esaltarle troppo sarebbe stata la clausola di “lock-up” con cui Etihad vorrebbe “blindare” l’operazione fino al 2017, anno in cui si prevede il raggiungimento del primo pareggio di bilancio. In pratica, prima di quella data, nessuno potrà sfilarsi dall’accordo. Con malcelata preoccupazione degli istituti di credito italiani, che hanno già dovuto sborsare cifre più che rotonde per il mantenimento in vita della vecchia improduttiva Alitalia.