Lega Calcio, Tavecchio eletto senza certezze sul CT (e senza troppa competizione)

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:29

Carlo TavecchioSi è atteso tanto, si è passati da un plebiscito annunciato ad una elezione sul filo del rasoio, a tratti si è parlato anche di una terza via (rispetto alle due rappresentate da Tavecchio e Albertini), ma alla fine – come si prevedeva dalla vigilia – è Carlo Tavecchio il nuovo presidente della Figc (succede a Giancarlo Abete, dimessosi dopo il fallilemnto Mondiale): l’ex numero uno della Lega Nazionale Dilettanti l’ha spuntata al terzo scrutinio con 310.12 voti (percentuale del 63.63% degli aventi diritto; per l’altro candidato, Demetrio Albertini, solo il 34% circa delle preferenze)

Appena eletto, Tavecchio (candidato fortemente voluto da Lotito e che ha ricevuto le preferenze di 16 club di Serie A, ivi comprese le big) ha dichiarato ai giornalisti accorsi in occasione delle elezioni federali: “Desidero ringraziare chi mi ha confermato la fiducia e chi legittimamente ha fatto valutazioni diverse. Dalle vicende delle scorse settimane ho tratto molti insegnamenti. Cercherò di coniugare il mio modo di essere un po’ ruvido con l’importanza di apparire” (ricordiamo infatti come l’elezione di Tavecchio sia stata più complicata del previsto per una pessima uscita pubblica circa un ipotetico calciatore dal nome indigeno che, dal mangiar banane, si è ritrovato a giocare in Serie A).

SCELTA COMMISSARIO TECNICO – Il neo numero uno della Lega ha quindi evitato di parlare dell’argomento Commissario Tecnico, dichiarando di non avere alcun papabile: “Vi prometto che entro il 18 di agosto presenterò il programma delle cose fatte. Non ho avuto ancora approcci con nessun commissario tecnico nè ho parlato di governance”.

Per concludere, Tavecchio ha detto: “Vi posso assicurare che ho imparato una grande lezione a 71 anni. Un grande uomo ci lascia (Abete, ndr). È una grande perdita per tutti. Grazie a tutti”.

Grazie a Dio, Abete è vivo. E, grazie a queste elezioni, possiamo vedere come l’Italia continui ad essere un paese per non giovanissimi (eccezion fatta per l’homo novus della politica italiana Matteo Renzi).

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