Banca d’Italia: debito pubblico da record, superati i 2 mila miliardi

Debito pubblico

 

I dati diffusi ieri dai tecnici di Banca d’Italia hanno confermato due cose: che la corsa al rialzo del debito pubblico non conosce freno in Italia e che nessun governo è riuscito, negli ultimi anni, a invertire l’insidiosa tendenza.

Stando ai calcoli elaborati dagli analisti di Palazzo Koch, infatti, nel mese di giugno, il debito delle amministrazioni pubbliche italiane è salito di 1,2 miliardi di euro rispetto al mese precedente e di 99,06 miliardi rispetto al dicembre scorso, raggiungendo il record storico di 2.168,4 miliardi di euro.

Nel dettaglio: a indebitarsi di più sono state le amministrazioni centrali (+5,6 miliardi) mentre quelle locali hanno contratto di 3,6 miliardi il loro debito. Quanto agli enti di previdenza, il report consegnato da Bankitalia ha certificato che il loro debito pubblico è rimasto sostanzialmente invariato.

A fare due conti sono state Adusbef e Federconsumatori: “Il debito pubblico – hanno messo nero su bianco le due associazioni  – rappresenta un gravame di 36.225 euro sulle spalle di ogni italiano“. “In cinque mesi – hanno dettagliato – il governo Renzi ha accresciuto il debito pro capite di 875 euro, il governo Letta lo aveva aumentato di 1.105 euro, Monti di 2.163 euro e Berlusconi di 4.390 euro”. 

Conti che sembrano quadrare con quelli fatti dai tecnici di Banca d’Italia: “Il governo Renzi, partito a fine febbraio con un debito di 2.107,1 miliardi di euro – hanno informato da Palazzo Koch – termina il quinto mese di governo con il debito salito a 2.168 miliardi, con un aumento di 61,143 miliardi, al ritmo di 12,228 miliardi al mese“. 

E non sono buone neanche le notizie che riguardano il fronte tributario perché, secondo Bankitalia, le entrate nel bilancio di Stato, nel mese di giugno, sono scese del 7,7% (3,5 miliardi) rispetto all’anno precedente, attestandosi sui 42,7 miliardi di euro. Nei primi sei mesi del 2014 – hanno aggiunto i tecnici – le entrare, pari a 188,1 miliardi, sono diminuite dello 0,7%, con una contrazione quantificata in 1,3 miliardi di euro.