Cgia: le banche concedono meno prestiti e sale il rischio usura

Usura

 

Tra gli effetti collaterali del perdurare della crisi non va sottostimato l’aumento del rischio usura. A lanciare l’allarme è stato l’ufficio studi della Cgia di Mestre che – basandosi sui dati forniti dall’Istat, Banca d’Italia e Infocamere – ha rilevato come, negli ultimi due anni, il calo dei prestiti erogati dalle banche a imprese e famiglie italiane abbia determinato un significativo aumento delle persone che, per fare quadrare i conti, hanno deciso (o anche solo pensato) di rivolgersi agli “strozzini”.

L’indagine, che fa riferimento al periodo compreso tra il 2011 e il 2013, ha messo in evidenza una flessione di circa 100 miliardi di euro dei prestiti concessi dagli istituti creditizi. Nello specifico: alle famiglie sarebbero stati negati 9,6 miliardi di euro (-1,9%) mentre alle imprese 87,6 miliardi di euro (-8,8%). Una mole di denaro considerevole la cui mancanza ha spinto i più pressati dal fisco (disoccupati, indigenti, ma anche imprenditori che vantano crediti sostanziosi con lo Stato) a tentare un’alternativa insidiosa: quella dell’usura appunto.

Stando ai dati elaborati dalla Cgia, la Campania è la regione più a rischio, con un indice pari a 164,3 rispetto alla media nazionale. A seguire: Calabria (146,6), Abruzzo (144,6), Puglia (139,4) e Sicilia (136,2). Il rischio usura è, insomma, più marcato al Sud mentre quasi tutte le regioni del Nord (ad eccezione di Piemonte e Lombardia) hanno fatto registrare un livello di rischio considerato basso. Il dato migliore è quello del Trentino Alto Adige, con un indice di rischio usura del 51,8, ma a snobbare l’idea di rivolgersi agli “strozzini” sono stati anche i cittadini del Veneto e del Friuli Venezia Giulia dove gli indici di pericolosità si sono fermati rispettivamente al 73,1 e al 72,2.

“Oltre agli effetti della crisi economica e al calo della domanda di credito – ha commentato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – questa forte riduzione dell’erogato è stata dovuta anche al deciso aumento delle sofferenze bancarie che a giugno di quest’anno ha toccato la cifra record di 168 miliardi di euro”. Come dire che se anche i ricchi piangono, ai poveri non resta che tentare le strade più accidentate e pericolose.