Istat: Italia ko tra stagnazione e deflazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:31

Povera Italia

 

Mettiamola così: se l’Istat fosse il medico a cui ci si rivolge periodicamente per avere informazioni sullo stato di salute del nostro Paese, ci sarebbe da stare poco allegri perché la diagnosi dell’istituto nazionale di statistica non reca mai buone notizie. Anzi.

L’ultima “doccia fredda” è arrivata ieri con il bollettino aggiornato sulle previsioni di crescita per il terzo trimestre 2014 che – ha tagliato corto l’Istat – indicano uno stato di stagnazione, ovvero una variazione del Pil pari a zero. Dovuta alla mancanza di investimenti, alla congiuntura negativa che coinvolge anche gli altri Paesi, al calo dei consumi interni e – fattore da non trascurare assolutamente – anche alla difficile situazione occupazionale che, sempre secondo l’Istat, continuerà a riservare sgradevoli sorprese anche nei prossimi mesi.

E le brutte notizie non finiscono qui perché, oltre alla stagnazione, il Bel Paese sarebbe affetto anche dalla deflazione, ovvero dal calo generalizzato dei prezzi che non riesce, però, a incoraggiare nuovi consumi. L’allarme era stata lanciato, qualche settimana fa, in riferimento alla situazione riscontrata in 10 grandi città, ma la tendenza sembra essersi affermata adesso su scala nazionale.

Ad agosto, l’indice dei prezzi al consumo misurato dall’Istat ha segnato un calo dello 0,1% rispetto all’anno precedente. Una flessione (che non ha risparmiato neanche i beni alimentari) che riporta l’Italia indietro di 50 anni, quando la deflazione registrata nel 1959 venne però “mitigata” dalla crescita in atto. Una situazione sfortunatamente molto diversa da quella attuale, segnata non solo da un crollo dei consumi, ma anche da una sostanziale “paralisi” degli investimenti e delle dinamiche di crescita che, insieme alle perduranti difficoltà lavorative e al clima di montante sfiducia, tracciano un “bollettino medico” tutt’altro che incoraggiante.