L’allarme di Confesercenti: un negozio apre e due chiudono

Chiusura negozi

 

Nell’Italia fiaccata dalla crisi, sempre più esercenti si vedono costretti ad abbassare per sempre le saracinesche. A rilevarlo è l’osservatorio sul commercio al dettaglio di Confesercenti, che ha consegnato l’ennesima sconsolante istantanea sull’economia nostrana.

Più precisamente: stando ai calcoli elaborati dall’associazione, tra luglio e agosto, per ogni nuova impresa commerciale aperta ben due hanno dovuto chiudere i battenti. Non solo: un’impresa su quattro ha fatto registrare una capacità di “sopravvivenza” assai bassa, stimata al di sotto dei tre anni. Ciò significa che a giugno 2014, ben il 40% delle attività aperte nel 2010 (quasi 27 mila unità) ha gettato la spugna, bruciando investimenti per 2,7 miliardi di euro.

“Chiudono anche imprese che hanno una lunga storia imprenditoriale alle spalle – ha osservato il segretario generale di Confesercenti, Mauro Bussoni – La nostra associazione ha attivato diversi servizi per aiutare gli imprenditori in difficoltà, ma non tutti richiedono un’assistenza. A volte per pudore: per molti la chiusura dell’attività in cui hanno lavorato per tutta la vita, magari insieme alla famiglia, è una sconfitta personale. Per questo, qualcuno chiude senza clamore – ha spiegato Bussoni – magari approfittando delle ferie”.

“L’avvio del 2014 è stato peggiore di quanto ci aspettassimo – ha continuato il segretario di Confesercenti – Anche la stagione dei saldi ha avuto risultati generalmente al di sotto delle aspettative, anche se con grandi differenze territoriali. Siamo entrati nel terzo anno di crisi del commercio e molte imprese semplicemente non ce la fanno più, schiacciate dalla diminuzione dei consumi delle famiglie e l’aumento della pressione fiscale“. 

Non solo: a complicare ulteriormente la vita dei commercianti al dettaglio, secondo Bussoni, è arrivata la “doppia batosta Tari/Tasi” e la liberalizzazione delle aperture introdotta dal governo Monti che, a giudizio del numero uno degli esercenti, si è rivelata un vero e proprio flop. “I previsti effetti benefici sono tuttora ‘non pervenuti’ – ha denunciato Bussoni – e il settore ha perso, tra il 2012 e il 2013, oltre 100 mila posti di lavoro tra imprenditori e dipendenti, registrando allo stesso tempo 28,5 miliardi di minori consumi di beni da parte delle famiglie”.