Assunzioni in aumento ma il lavoro resta precario

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Si assume di più: è questa la buona notizia ufficializzata ieri dal ministero del Lavoro, che ha certificato un incremento delle assunzioni, nel secondo trimestre 2014, pari al 3,1%. Detta in numeri: rispetto all’anno precedente, sono state assunte 80.590 persone in più.

Ma quali sono stati i settori in cui si sono registrate le performance migliori? Il 75% circa delle assunzioni avviate nel periodo preso in esame (pari a 1.976.783 unità) ha riguardato il settore dei Servizi, dove l’incremento rispetto all’anno precedente è stato del 3,4%. E’ andata meglio al settore dell’Industria in senso stretto, che ha fatto registrare un aumento del 13,4% (22.762 unità). Segno meno, invece, per il comparto delle Costruzioni dove gli avviamenti, rispetto all’anno precedente, hanno subito una flessione del 3,4%.

E va precisato che i neo assunti monitorati dal ministero del Lavoro hanno “agguantato”, nel 3,9% dei casi, contratti a tempo determinato, mentre solo l’1,4% ha firmato un contratto a tempo indeterminato. In netto aumento, invece, i contratti di apprendistato (+16%) mentre i rapporti di collaborazione sono rimasti sostanzialmente invariati. Il precariato resta, insomma, la condizione più diffusa, che coinvolge 7 lavoratori italiani su 10.

Fin qui le buone notizie, ma il report del ministero ha rilevato anche i dati che riguardano le cessazioni dei contratti, in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente, e ha registrato il trend dei licenziamenti (in flessione dell’8,6%), delle dimissioni (-4,3%) e dei posti di lavoro persi per cessata attività (il 26% in meno). 

Quanto alla “mappa” delle nuove assunzioni, i risultati più soddisfacenti si sono registrati nel Centro-Nord (con un incremento stimato al 7,3% che ha interessato 71 mila unità), mentre nel Mezzogiorno si è registrata una leggera flessione che ha coinvolto 864 unità. Più nel dettaglio: il Lazio è la regione in cui, stando allo screening del ministero, si sono contate più assunzioni (oltre 368 mila), seguita da Lombardia (più di 343 mila), Puglia (oltre 281 mila), Emilia Romagna (220 mila circa), Campania (più di 21 mila) e Sicilia (oltre 204 mila). Ma va precisato che quelle sopra citate sono anche le regioni in cui è stato rilevato il maggior volume di cessazioni di contratto. Come dire che: se si assume tanto, si perde il posto con ancora più frequenza.