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Scuola: troppi tagli e pochi soldi agli insegnanti

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++ SCUOLA: ITALIA SPENDE POCO, TRA ULTIMI CLASSIFICA OCSE ++

 

A fornire una panoramica aggiornata sullo stato di salute della nostra scuola pubblica è stata l‘Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che ha reso noto ieri i risultati di un rapporto che snuda le criticità dell’istruzione italiana.

Partiamo dagli studenti. Stando ai dati raccolti dall’organizzazione di Parigi, è in calo in Italia il numero dei giovani diplomati che sceglie di iscriversi all’università: se nel 2010, il tasso di iscrizione era, infatti, dell’83%, nel 2012 è crollato, invece, al 47%. In pratica, meno della metà del campione nazionale sceglie (o è costretto) di interrompere il suo percorso di studi, raggiunta la maggiore età.

E se è vero che, tra il 2000 e il 2012, il numero dei laureati italiani è aumentato passando dall’11% al 22%, il Bel Paese resta comunque nelle retrovie della classifica internazionale, dove “rastrella” solo il 34simo posizionamento su 37. Da rilevare, invece, la flessione delle “differenze di genere” nelle diverse aree disciplinari che hanno fatto registrare un significativo aumento delle universitarie laureatesi in una materia considerata “mascolina” come ingegneria: il 40% dei neo dottori in ingegneria è, infatti, donna, contro la media Ocse ferma al 28%.

E gli insegnati? Il rapporto confezionato dall’Ocse aggiorna anche sulla loro condizione, partendo dall’aspetto retributivo che (manco a dirlo) reca con sé spiacevoli sorprese. Dal 2008 al 2012, stando ai calcoli dell’organizzazione internazionale, le buste paga degli insegnanti delle scuole elementari e medie italiane sono, infatti, diminuite del 2%. Quanto all’età media: l’Italia detiene il primato (su tutti e 34 i Paesi Ocse) per percentuale di prof over 50 che, nel 2012, costituivano il 62% del totale.

Passando all’istruzione di base, stando a quanto riferito dall’Ocse, la situazione in Italia sarebbe in lieve miglioramento se è vero che i 25-34enni di oggi hanno dimostrato di saperne di più di lettura e matematica della generazione precedente. Ma se messo a confronto con gli altri Paesi, il nostro ne esce comunque con le ossa rotte, posizionandosi al penultimo posto della classifica a 34 Ocse (peggio di noi solo gli spagnoli).

Una considerazione a parte meritano, infine, i risparmi (o tagli). Tra i 34 Paesi Ocse, l’Italia è l’unico in cui, tra il 2000 e il 2011, si è registrata una diminuzione della spesa pubblica per le istituzioni scolastiche pari al 3%. In controtendenza con quanto fatto da tutti gli altri Stati che hanno, invece, mediamente investito il 38% del loro budget pubblico per migliorare il sistema scolastico nazionale. I tagli che, secondo l’Ocse, si sarebbero abbattuti sulle scuole italiane (rendendole meno attrezzate e competitive a livello internazionale), sarebbero del 15% per le primarie e del 20% per le medie. A “salvarle” il privato che, dal 2000 al 2011, ha raddoppiato i suoi investimenti sul sistema scolastico e universitario, calmierando così gli effetti negativi connessi alle mancanze dello Stato.

 

 

 

 

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