Green Economy: nelle aree protette l’impresa è giovane e donna

Imprese verdi

 

Lo hanno definito “effetto parco” intendendo la capacità delle imprese presenti nelle aree protette del nostro Paese di produrre ricchezza. Su di esse ha focalizzato la sua attenzione un rapporto realizzato dal ministero dell’Ambiente e da Unioncamere che ha scansionato i numeri di un profitto che va a braccetto con il rispetto e la valorizzazione dell’ambiente. Quasi ovunque.

Lo screening del ministero e di Unioncamere ha rilevato che sono oltre 68 mila le attività produttive presenti nei 23 parchi nazionali dislocati in tutto il Paese. La maggior parte di esse opera nel settore del commercio (il 26%), ma significativa è anche l’incidenza delle imprese agricole (il 22,5%) mentre più contenuta risulta la presenza di aziende specializzate nella ristorazione (7,7%).

Non solo: si tratta tendenzialmente di imprese di piccole dimensioni (che contano massimo 3 addetti) guidate spesso da giovani (nel 13,1% dei casi contro la media nazionale dell’11,1%) e da donne (nel 26,8% dei casi contro il 23,6% registrato nelle zone non protette). Mentre ridotto risulta essere il numero di imprenditori stranieri (il 5,2% del totale) che si mettono a capo di aziende immerse nel verde.

Passando all’aspetto più meramente economico, il rapporto di Unioncamere e del ministero dell’Ambiente ha messo in chiaro che fare impresa nelle zone protette non conviene sempre. O per lo meno non ovunque. Se il confronto tra le attività produttive presenti nei parchi nazionali e quelle presenti in zone non protette ha fatto emergere un differenziale positivo di 6 mila euro (a favore delle prime) nel Nord-Ovest e di 1.800 euro al Centro; al Sud, invece, la situazione si ribalta, con un differenziale negativo di oltre 2 mila euro. Mentre nel Nord-Est, fare impresa nei parchi o fuori di essi risulta sostanzialmente uguale, dal punto di vista dei guadagni.

A commentare i dati consegnati dal rapporto sono stati sia il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, che il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello“Coniugare la conservazione della natura e la crescita di un’economia che pone l’ambiente come cardine del suo sviluppo – ha detto il ministro – rappresenta un passo oggi quanto mai necessario. La Green Economy è un percorso già tracciato, che pone l’ambiente come valore fondante nella produzione del reddito“. “Le aree protette costituiscono un grande laboratorio di nuove pratiche innovative ed ecocompatibili – ha osservato Dardanello – Un polmone verde che, negli ultimi anni, è al centro di un interessante risveglio socio-economico. Nella sostenibilità e nell’economia a dimensione delle comunità locali c’è la vera essenza del modello produttivo italiano”.